COS’è?

è l’introduzione in un ecosistema di specie aliene animali o vegetali provenienti da altri ambienti che andranno quindi ad abitare e colonizzare un territorio diverso dai loro areali storici. A causa di ciò si hanno diverse conseguenze, in alcuni casi, disastrose ed irreversibili.

Ma cosa s’intende per specie aliena?

è specie animale, vegetale o fungina originaria di un altro ambiente (alloctona) che, a causa dell’azione dell’uomo, si trova ad autosostenersi riproduttivamente in un nuovo areale.

Quando questa specie alloctona ha una capacità competitiva tale da compromettere gli ecosistemi originari si definisce di specie aliena invasiva. Non tutte le specie aliene infatti sono ugualmente dannose, il gruppo ISSG della IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) ha stilato una lista delle 100 specie più dannose per gli ecosistemi.

COME AVVIENE QUESTA “INVASIONE”?

Nell’ambito dell’inquinamento biologico la diffusione delle specie aliene è sempre legata a fattori antropici (uomo).

Una delle modalità più comuni è la navigazione. Nelle stive delle navi non di rado vanno a nascondersi dei ratti che una volta giunti in un nuovo territorio lo colonizzano in pochissimo per via del loro alto tasso riproduttivo e della loro notevole adattabilità. Ciò avviene anche per quanto riguarda le acque di zavorra delle navi che vengono caricate nei paesi tropicali piene di larve di diverse specie marine (es. meduse, molluschi) e scaricate nei porti europei, dove se troveranno le condizioni adatte riusciranno ad insediarsi permanentemente, ovviamente a discapito di altri animali.

Altri casi possono avvenire con animali fuggiti da allevamenti o molto comune purtroppo è il rilascio di animali da compagnia in cattività come per esempio avviene per alcune specie di pappagalli, di tartarughe e testuggini ma anche di mammiferi come il coniglio.

La CBD (Convenzione sulla diversità biologica), un trattato internazionale adottato nel 1992 al fine di tutelare la biodiversità, ha individuato sei differenti categorie riguardo alle cause della bioinvasione:

  • Rilascio volontario di selvaggina in natura, agenti per il controllo biologico e piante utilizzate per modellare il paesaggio.
  • Fuga da giardini, da impianti di itticoltura, o da giardini zoologici.
  • Contaminazione con piante, agenti patogeni o infestanti trasportati involontariamente.
  • Trasporto in acqua di zavorra, nel trasporto merci, negli aerei cargo.
  • Corridoi (ad es. strade, canali) con particolare accento sul ruolo svolto dalle infrastrutture di trasporto.
  • Migrazione spontanea, ovvero la diffusione naturale in un determinato territorio di una specie alloctona.

CONSEGUENZE

  • Dirette: avviene quando una specie introdotta, entrando in competizione con le specie presenti, causa riduzioni di queste ultime a livelli di densità molto bassi, modificando gli equilibri preesistenti.
  • Indirette: avviene quando la specie aliena insediandosi provoca una trasformazione di alcune caratteristiche fisico-ambientali dell’ habitat colonizzato mettendo in difficoltà la sopravvivenza delle specie originarie.

Certo, c’è anche la possibilità che una specie alloctona inserita in un nuovo habitat possa non trovarlo adatto finendo quindi per estinguersi nel nuovo areale o mantenendo livelli di popolazione molto bassi e magari solo per un breve periodo.

In molti casi però una specie riesce ad adattarsi e a sopravvivere nel nuovo habitat differente da quello in cui normalmente vive. Prospera quindi nel nuovo ambiente, riproducendosi anche in grandi numeri e per lunghi periodi di tempo. Questo provoca spesso un alterazione dell’equilibrio che regnava in questa zona precedentemente al suo arrivo. Equilibrio è proprio la parola chiave, esso viene spostato e modificato con l’avvento di una nuova specie. Questo perché essa andrà a nutrirsi, a vivere e a riprodursi in quel luogo, sottraendo quindi sia risorse nutritive che risorse spaziali. Può entrare quindi in competizione con una o più specie autoctone, che come abbiamo visto precedentemente può essere diretta o indiretta. Un esempio di competizione diretta, forse il più classico, è la predazione. Una specie autoctona, abituata a vivere in un ecosistema con determinate risorse e pericoli ai quale sfuggire si ritrova un nuovo animale a lei sconosciuto a darle la caccia, questo la fa partire già in una posizione sfavorevole per la lotta alla sopravvivenza. Più indiretta è invece la competizione nella quale una specie andrà a cibarsi di qualcosa di cui già altre specie si cibano, riducendone dunque la disponibilità. Stessa cosa può avvenire per lo spazio, un importantissima risorsa per la vita in generale e soprattutto per il periodo riproduttivo di un animale. Tra i più comuni che una specie aliena possa avere in un habitat non suo abbiamo anche l’assenza di predatori e parassiti specifici che possano frenare la crescita di queste popolazioni, ma ce ne sono mille altri. In ogni habitat infatti le specie sono controllate numericamente da alcuni fattori, definiti come limitanti. Ovvero che la loro presenza o assenza, a seconda dei casi, limita la presenza della specie stessa. Si dice in termini ecologici “nicchia” l’insieme di fattori di un ecosistema che influiscono sulla sopravvivenza di una specie, e quando due di esse entrano in competizione si ha una “sovrapposizione di nicchia“, a quel punto secondo la selezione naturale, sarà la più adatta a prendere il sopravvento, portando in alcuni casi le popolazioni autoctone persino all’estinzione.

MA DOV’è che SONO PIù DANNOSE LE SPECIE ALIENE?

Se torniamo al concetto di equilibrio, viene automatico che una specie aliene arrecherà più danni in un luogo dove l’equilibrio che vi si trova è fragile. L’equivalente di fragile in natura possiamo trovarlo nella parola “isolato“. Quale è un luogo dunque il più comune luogo isolato? Beh lo dice la parola stessa, sono le isole. Qui quasi tutto ciò che influisce sull’ecosistema si trova all’interno di essa, ogni interazione tra animali e piante, ogni caratteristica chimico-fisica e ogni risorsa si trova confinata in una superficie limitata ed isolata da tutto il resto. Vi si trova dunque un equilibrio particolare, caratteristico del luogo, proprio perché esso si è sviluppato nel tempo esclusivamente con ciò che vi è lì presente. Un minimo squilibrio, un fattore che cambia, può scombussolare tutto.

Portiamo un esempio per capire meglio. Spostiamoci in una delle tante isole subantartiche, che si trovano esattamente in quella fascia di mare tra l’antartide e i continenti meridionali. Territori così diversi sia dall’uno che dagli altri. Rimasti isolati per tantissimo tempo, lì la vita è cresciuta senza influenze dal mondo esterno, finché le attività dell’uomo non hanno iniziato a portare all’introduzione più o meno volontaria di animali e piante. Ritorniamo ai nostri ratti, che nascosti nelle stive delle navi percorrono migliaia di km in giro per gli oceani fino a ritrovarsi proprio su di una di queste isole. Una volta sbarcati iniziano velocemente a riprodursi e a cibarsi con ciò che trovano. Dall’altro lato possiamo prendere come esempio un qualsiasi uccello, che non conoscendo pericoli di questo genere nel suo habitat, nidifica tranquillamente nelle proprie aree da anni e anni a ciò adibite. E proprio qui si ritrova a dover difendersi con un nuovo predatore che mette a rischio la sopravvivenza della nidiata, un predatore al quale mai è stato abituato a far fronte. Le conseguenze non possono che essere disastrose. è proprio il caso per esempio dell’alzavola delle Campbell, dove però per fortuna si è concluso il tutto con un lieto fine.

CASI IN ITALIA

In Italia abbiamo molti gli esempi di inquinamento biologico. Uno dei più comuni è dovuto all’introduzione in Piemonte dello scoiattolo grigio nordamericano (Sciurus carolinensis) che ha portato ad una notevole riduzione dello scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), ormai ridotto a piccolissime popolazioni residue. In Val Padana la neo-presenza della nutria (Myocastor corpus) ha portato alla completa distruzione dell’ambiente palustre, portando all’allontanamento di numerosi uccelli acquatici. La tartaruga dalle orecchie rosse americana (Trachemys scripta elegans),che ha soppiantato, in molte zone d’Italia, la tartaruga palustre locale (Emys orbicularis). In Toscana il famigerato “gambero killer“, sfuggito da allevamenti privati, ha alterato ecosistemi molto importanti come il lago di Massaciuccoli.

L’UOMO PUò ESSERE CONSIDERATO UNA SPECIE ALIENA?

Ebbene si, anche noi umani possiamo considerarci una specie aliena invasiva. I danni prodotti verso l’ambiente non stiamo ad elencarli tutti, ma parliamo piuttosto degli effetti prodotti su altre popolazioni umane.

Chiunque di voi studiando storia ricorderà le grandi imprese degli spagnoli nel centro e sud America alla conquista del nuovo mondo, e soprattutto i grandi stermini delle popolazioni indigene lì presenti. Da grandi imperi come gli inca, i maya e gli aztechi fino alle più piccole tribù delle foreste. Quasi tutti sono scomparsi per via dell’arrivo degli europei. Dopotutto presentarsi con armi da fuoco di fronte ad un popolo che mai ha conosciuto tecniche di combattimento di questo genere non rappresenta un po’ lo stesso concetto visto sopra? Se aggiungiamo le varie malattie che hanno portato, causando lo sterminio di tantissime persone che non possedevano alcun anticorpo che potesse difenderle da esse e delle quali non conoscevano alcuna cura. Mentre in Europa erano conosciute già da molti anni.

Per portare un altro esempio riguardante i tempi nostri basti pensare alle centinaia di tribù che vivono nelle foreste dell’amazzonia, della Nuova Papua Guinea e persino in alcune isole. In alcuni casi si tratta di popolazioni mai contattate. Tutto ciò che noi conosciamo da millenni per loro non esiste, vivono in un altro tipo di equilibrio con la natura, differente dal nostro. Questo equilibrio rischia seriamente di esser compromesso con azioni come il disboscamento e lo sfruttamento eccessivo delle risorse, che stanno riducendo sempre più il territorio a loro disposizione e modificando l’habitat che essi abitano. Inoltre tornando alla questione delle malattie, queste azioni potrebbero portare al diffondersi di virus a loro sconosciuti, che per noi possono sembrare così comuni, ma che possono risultare letali per loro.

Beh si tutto quadra, l’uomo è stato una specie aliena invasiva e tutt’ora continua ad esserlo.

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