DESCRIZIONE IMPUTATO:

La Coca-Cola è una bevanda industriale analcolica di tipo bibita con diffusione globale.

La composizione: essa viene indicata sull’etichetta della bevanda. Gli ingredienti sono elencati in ordine di peso.

  • Acqua
  • Anidride carbonica
  • Zucchero (solitamente sciroppo di glucosio, ma diversi dolcificanti possono essere utilizzati nelle versioni dietetiche o in altre)
  • Colorante E150d (caramello solfito ammoniacale)
  • Acido fosforico
  • Aromi naturali (tra i quali è presente l’estratto di foglie di coca prodotto dalla Stepan Company
  • Caffeina 100 mg/ (quantità variabile in versioni dietetiche o altre)
    Tuttavia la Coca-Cola Company non ha reso pubbliche le proporzioni esatte degli ingredienti né la ricetta.

La bevanda contiene anche un aroma denominato “7X”: si tratta di estratti ricavati dalle foglie della pianta di coca, privati delle sostanze (alcaloidi) psicotrope. Le foglie della qualità Erythroxylum novogranatense, coltivate legalmente in Perù, sono poi esportate in New Jersey, dove la Stepan Company, sotto l’egida dell’ente antinarcotici statunitense DEA, provvede a ottenere l’estratto aromatico decocainizzato, la cui produzione è interamente acquistata dalla The Coca-Cola Company.

I partner che imbottigliano la bevanda sono controllati dalle sedi Coca-Cola di riferimento per il territorio e sono circa 250 in tutto il mondo. Coca-Cola Company fa produrre la bevanda a fornitori imbottigliatori, unici per un determinato territorio, che ricevono lo sciroppo, prodotto unicamente dalla casa madre. Questo viene poi diluito con acqua gassata secondo una prefissata proporzione e procedendo successivamente al confezionamento. La ricetta dello sciroppo è segretissima, conosciuta solo da pochissime persone. Con questa modalità la società può distribuire il prodotto in tutto il mondo, preservando uniformità di gusto e assicurando freschezza.

LE ACCUSE DEL PROCESSO

“Una delle bevande più famose al mondo nonchè una delle multinazionali più potenti. Tra il mistero celato dietro ricetta e la facilità con cui è reperibile, essa è consumata in tutto il mondo e addirittura al di fuori di esso! nel 1985 infatti Coca-Cola ha creato la prima bibita che può essere consumata nello spazio, testata con successo a bordo dello Space Shuttle Challenger. Solo in alcuni stati come Cuba e Corea del Nord il consumo è vietato da legge. Coca-Cola nel corso degli anni ha inoltre dato nascita a mille gusti e varianti diverse, impressionante è il fatto che se si decidesse di provare ogni bevanda con questo marchio, si impiegherebbe circa 9 anni per provare tutte quelle attualmente sul mercato.

A seguito di queste accuse, la Coca-Cola dovrà rispondere dei seguenti crimini:

  • Di essere stata nominata per tre anni consecutivi la principale inquinatrice da plastica al mondo. (Report 2020 – Break free from plastic (BFFP))
  • Di non aver compiuto progressi nella riduzione dei rifiuti. (Report 2020 – Break free from plastic (BFFP))
  • Di non aver rispettato l’obiettivo prefissato nel 1990 di realizzare bottiglie con il 25% di polietilentereftalato riciclato (rPET) e tre decenni dopo contenere ancora il 10% di rPET”. (Rapporto Changing Markets)
  • Di risultare incoerente proclamando il sostegno ad alcune leggi nell’Ue ma continuando a fare pressioni contro di essa in Africa, Cina e Stati Uniti.
  • Di produrre 3 milioni di tonnellate di plastica in packaging ogni anno (studio – Ellen MacArthur Foundation)
  • Di essere responsabili del 6% di tutti i rifiuti in plastica con marchio ancora riconoscibile.
  • Di aver siglato un accordo a lungo termine con le autorità locali Messicane con il quale acquisiscono il diritto di estrarre dal suolo messicano oltre 1 milione di litri d’acqua ogni giorno, destinata unicamente alla produzione della stessa costringendo le popolazioni a carenze di acqua 5
  • Di aver procurato un lungo periodo di siccità tra il 2003 e il 2010 e l’inquinamento di grandi superfici agricole con sostanze cancerogene come piombo e cadmio, a causa delle opere estrattive per pompare acqua negli stabilimenti presenti nella regione del Kerala: la produzione di 1 solo litro di Coca Cola causa l’inquinamento di 9 di acqua.
  • Di aver sfruttato senza controllo e tutela le risorse idriche in Jaipur, Andhra Pradesh e Meghalay.
  • Di distribuire i propri rifiuti solidi agli agricoltori in due comunità, Plachimada e Mehdiganj, definendoli “fertilizzanti”. Test condotti dalla BBC hanno trovato cadmio e piombo nei rifiuti.
  • Di essere risultata positiva ad altri test condotti da diverse agenzie, oltre al governo indiano, all’utilizzo di un elevato livello di pesticidi.
  • Di scaricare senza controllo le acque di scarico delle lavorazioni nei campi intorno agli stabilimenti inquinando i suoli e le falde stesse (Central Ground Water Board in India)
  • Di aver disboscato illegalmente, tra la fine del 2010 e il 2014, attraverso ”La Moraleja” un totale di circa 2970 ettari, per la produzione di succo di limone concentrato. destinato alle bevande del marchio e nonostante l’ammissione delle colpe non aver contribuito alla riforestazione.
  • Di sfruttare e accaparrarsi illegalmente terra rubata ai Guarani destinata alle piantagioni di zucchero e biocarburanti insieme al colosso americano ‘Bunge”
  • Di aumentare del 21% il rischio diabete, la light del 18% (studio Università Karolinska Institute – European Journal of Endocrinology)
  • Di essere accusata di sfruttamento e corruzione del governo nazionale Colombiano imponendo condizioni disumane ai propri lavoratori e di attuare strategie di repressione violente verso le organizzazioni sindacali.
  • Di promuovere pericoloso lavoro minorile nelle piantagioni di canna da zucchero HRW a San Salvador.

LE PROVE DELLA DIFESA

A favore dell’assoluzione dell’imputato la difesa proverà a convincervi spiegandovi i vantaggi del consumo di Coca-Cola e i molteplici usi che se ne possono fare:

l’azienda si sta impegnando a recuperare entro il 2030 ogni bottiglia dispersa, in modo che nessuna di esse finisca sulle spiagge o negli oceani e la plastica possa essere riciclata in nuove bottiglie e questo è solo l’inizio“.

Quello del recupero del packaging è un problema che riguarda tutto il mondo, ma non si è creato da solo e, come ogni azienda, è nostra responsabilità contribuire a risolverlo

James Quincey, Presidente e CEO di The Coca‑Cola Company.

Acquistata infatti ogni giorno, utilizzata per soli pochi minuti e subito pronta a diventare rifiuto: a questo si riduce, spesso, il destino di una bottiglia, con una vita breve e un alto impatto sull’ambiente. La Coca-Cola in questi ultimi anni si sta impegnando per ridurre drasticamente i rifiuti prodotti per guardare ad un futuro più sostenibile, per far ciò si è posta determinati obiettivi:

  • Come primo obiettivo Coca‑Cola, insieme ai suoi partner imbottigliatori, si impegna a produrre entro il 2025 confezioni al 100% riciclabili riducendo la percentuale di plastica, utilizzando materiali riciclati o sviluppando resine a base vegetale. Entro il 2030, inoltre, produrrà bottiglie costituite per il 50% da materiale riciclato.
  • Il secondo obiettivo interesserà tutte le comunità in cui The Coca‑Cola Company è presente: entro il 2030, per ogni bottiglia o lattina venduta, indipendentemente da chi verrà prodotta, l’azienda si impegna a favorirne la raccolta e il riciclo investendo risorse per aiutare i consumatori a capire cosa, come e dove riciclare, lavorando accanto alle comunità locali, ai partner industriali, ai clienti e ai consumatori per contribuire ad affrontare problemi come quello dei rifiuti nei nostri mari. Con questa nuova strategia, si opera affinché il recupero degli imballaggi diventi un problema del passato.

L’esperienza ha fornito un’opportunità:

“Abbiamo lanciato la prima bottiglia contenente rPET nel 1991 e avevamo un obiettivo globale del 25% di rPET in tutte le nostre bottiglie di plastica che non avevamo raggiunto. Questa mancanza ha fornito un’opportunità per imparare “. L’azienda ha affermato che le bottiglie con il 100% di plastica riciclata sono ora disponibili in 18 mercati in tutto il mondo e questo numero è “in continua crescita”

Un portavoce di The Coca-Cola Company

Gli obiettivi di vendita di packaging sostenibile e di riciclo prefissati da The Coca‑Cola Company tengono conto delle reali abitudini dei consumatori: se è vero che eliminare il packaging è un’utopia, è vero anche che il suo impatto può essere notevolmente ridotto tramite l’uso di materia prima riciclabile e tramite il suo recupero dopo l’utilizzo. Per continuare a fronteggiare la questione legata ai rifiuti generati dagli imballaggi, Coca‑Cola inoltre coopera a livello globale con alcuni dei suoi partner storici come The Ocean Conservancy il Trash Free Seas Alliance, il World Wildlife Fund (WWF) e la Ellen MacArthur Foundation (New Plastics Economy initiative).

Per The Coca‑Cola Company questo è il passo successivo agli impegni già presi in ambito sostenibilità, come ad esempio quello di essere la prima azienda tra le Fortune 500 a reintegrare il 100% dell’acqua che usa a livello globale.

Inoltre fin dal 1995 è tra i maggiori sostenitori di Ocean Conservancy’s International Coastal Cleanup, la più grande associazione di volontariato a occuparsi in maniera specifica di ambiente marino. Nell’ambito di questa partnership, Coca‑Cola ha dato il suo contributo alla mobilitazione di 11 milioni di persone per la pulizia di 206 milioni di chili di spazzatura da oltre 600mila chilometri di costa.

In Italia

Anche in Italia, gli imbottigliatori hanno fatto seguito agli impegni assunti dall’Azienda a livello globale con azioni concrete sul territorio. Coca‑Cola HBC Italia, principale imbottigliatore e produttore dei prodotti The Coca‑Cola Company sul territorio nazionale, si impegna costantemente alla ricerca di materiali e formati per ridurre l’impatto ambientale sia durante il processo produttivo sia dopo l’utilizzo di bottiglie e lattine.

Si parte con l’obiettivo di ottimizzare peso e volume dei propri imballaggi anche attraverso la sgrammatura della capsula delle bottiglie da 0,5 lt utilizzata in tutti i siti produttivi dell’azienda. La nuova capsula di che, a partire dal 2015, ha subito una riduzione del suo peso pari al 27% ha consentito anche un’ottimizzazione nella logistica, grazie al minor numero di contenitori di tappi da trasportare (-14,7%) ed è stata premiata nel 2016 dal CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, tra le soluzioni di packaging più innovative e ecosostenibili immesse sul mercato. A seguire questa scia è anche Sibeg, imbottigliatore dei prodotti The Coca‑Cola Company per il mercato siciliano, che negli ultimi 5 anni ha ridotto il peso delle bottiglie in PET da 0,5 lt del 19%, con un impegno alla riduzione del peso in tutti i formati proposti.

Un altro grande passo avanti lo si è registrato con l’introduzione nel 2020 sul mercato italiano di bottiglie realizzate con il 50% di plastica riciclata (rPET).

Inoltre per la questione legata al consumo di acqua, negli ultimi 7 anni Coca‑Cola HBC Italia ha investito oltre 151 milioni di euro in ammodernamenti e nuove tecnologie nei 4 stabilimenti di Nogara, Oricola, Marcianise e Rionero in Vulture e ha implementato nuove tecnologie che permettono la riduzione del consumo di acqua in rapporto ai litri di bevanda prodotta, tanto che, nel 2016, l’indicatore di prestazione dei consumi di acqua è pari a 1,81 litri per ogni litro di bevanda prodotta e l’azienda sta lavorando per abbassare ancora questo numero.

ALTRI USI COCA-COLA E CURIOSITà
  • Oltre a bere Coca-Cola, si può usare questa bevanda per la pulizia dei motori dei mezzi di trasporto.
  • Negli Stati Uniti la polizia usa la Coca-Cola per pulire il sangue dalla strada se succede un incidente di traffico o un assassinio.
  • La Coca-Cola è una sostanza utilizzata per eliminare macchie ossidate sulle superfici in cromo e per pulire la corrosione delle batterie delle automobili.
  • In India gli agricoltori utilizzano la Coca-Cola come pesticida per sterminare le piaghe delle coltivazioni, dato che si tratta di un prodotto economico e molto efficace.
  • Uno dei trucchi più famosi ed efficaci consiste nell’utilizzare la Coca-Cola per sturare le tubature.
  • La Coca-Cola è un ottimo strumento di pulizia. Rimuove la ruggine molto facilmente, basta immergere un elemento arrugginito nella Coca-Cola e il giorno dopo avrà portato via tutta la ruggine.
COMBUSTIBILI BIO

E’ la Coca-Cola a vantare il primo impianto di trigenerazione degli Stati Uniti. Calore, elettricità e refrigerazione vengono infatti prodotti dal medesimo impianto, alimentato con il biogas prodotto nella vicina discarica di Hickory Ridge vicino a Conley (Georgia). La discarica fornisce il biocombustibile che permette all’impianto di utilizzare fonti non fossili per alimentare il proprio stabilimento.

I consumatori in tutto il mondo hanno a cuore il nostro pianeta. Vogliono e si aspettano che aziende come la nostra facciano da apripista e contribuiscano a rendere il mondo il meno inquinato possibile. Attraverso la nostra visione globale per un mondo libero dai rifiuti, stiamo investendo nel nostro packaging e nelle comunità in cui operiamo, per fare la nostra parte affinché il problema degli imballaggi diventi un ricordo del passato.”

James Quincey, Presidente e CEO di The Coca-ColaCompany.
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LE PROVE DELL’ACCUSA

A favore della condanna della Coca-Cola l’accusa vi narrerà l’impatto che ne comporta il suo notevole consumo:

PLASTICA: 3 milioni di tonnellate di plastica sono stati prodotti da Coca-Cola nel solo 2017 e corrispondono a circa 200 mila bottiglie al minuto, 108 miliardi di bottiglie ogni anno, oltre 1/5 della produzione globale di bottiglie in PET che, nel 2017, arrivava a circa 500 miliardi l’anno. Infatti, secondo uno studio del 2017, solo il 9 per cento della plastica prodotta è stato riciclato. La restante va ad accumularsi, troppo spesso in natura, portando a gravissimi impatti sugli ecosistemi marini e terrestri senza distinzioni. Questo è dovuto al notevole tempo che ci mette la plastica per degradarsi (fino a 500 anni). Inoltre Coca-Cola si era posta già negli anni 90′ l’obiettivo di promuovere l’utilizzo di plastica riciclata per produrre le proprie bottiglia con almeno il 25% di rPET, ma nonostante ciò ben tre decenni dopo i valori sono ancora più bassi di ciò che era stato pianificato, si attestano sul 10%.

Inoltre spesso Coca-Cola si è dichiarata favorevole e a sostegno delle leggi Ue contro l’utilizzo spropositato di plastica, ma nonostante ciò in molte altre zone non ha promosso alcuna soluzione al continuo utilizzo di plastica monouso, non adeguandosi quindi alle stesso norme che ha dichiarato di sostenere ma promuovendo azioni contrarie destinate unicamente all’incremento delle produzioni.

«Riteniamo che il riciclo sia una falsa soluzione per le aziende, un modo di scagionarsi per questa dipendenza dal packaging usa e getta»

Chhotray

Essere riciclabile è una cosa, essere riciclato è un’altra. Infatti il controllo che queste aziende possono esercitare una volta che l’imballaggio ha lasciato la loro catena di custodia è limitato.

RICICLO: Le lattine di alluminio e le bottiglie di vetro sono spesso considerate alternative più ecologiche rispetto alla plastica, ma hanno anch’esse un notevole impatto ambientale.

  • Le lattine di alluminio, rivestite internamente di materiale plastico, sono completamente riciclabili, ma il loro tasso di riciclo in Europa è solo del 75 per cento. Secondo i calcoli del sito del governo britannico, la produzione di lattine di alluminio vergine produce il triplo delle emissioni di carbonio rispetto alle bottiglie di plastica, e l’estrazione dell’alluminio produce enormi quantità di rifiuti tossici.
  • La produzione del vetro conduce invece a emissioni di carbonio inferiori, a discapito del trasporto che produce più emissioni rispetto ad alluminio e plastica perché molto più pesanti.

Un’infografica creata da BFFP, che mostra l’evoluzione dell’inquinamento da plastica da parte della multinazionale negli ultimi tre anni.

ARGENTINA: LA MORALEJA: Greenpeace e migliaia di sostenitori in tutto il Sud America hanno celebrato la decisione della Rainforest Alliance di annullare la certificazione di agricoltura sostenibile di La Moraleja, uno dei principali fornitori di Coca-Cola di succo di limone concentrato per Coca-Cola, Sprite e altri prodotti del marchio. La Moraleja gestisce una fattoria di 74.000 acri nel nord dell’Argentina destinata alla produzione di limoni e ha disboscato illegalmente più di 7.000 acri di foreste del territorio. Greenpeace chiede a Coca-Cola di rimboschire l’area distrutta e di stabilire una politica di deforestazione zero per i suoi fornitori, compresa La Moraleja. Nonostante il fatto che sia Coca-Cola che La Moraleja riconoscano il danno avvenuto, si sono offerte di rimboschire meno della metà dell’area sgomberata. Greenpeace e migliaia di persone in tutto il mondo continuano a chiedere il completo ripristino dell’area colpita.

La Moraleja S.A, has illegally deforested 3,000 hectares of native land

MESSICO: secondo il racconto di due inviati del New York Times andati a San Cristóbal de las Casas, diversi decenni fa Coca-Cola ottenne dal governo federale (e non da quello locale, particolare importante perché il denaro corrisposto non viene investito in zona) il permesso di usare l’acqua dei pozzi naturali, in cambio dell’impegno a migliorare la distribuzione della rete tra le popolazioni del Chiapas. In questa zona di montagna, alcuni residenti hanno solo acqua corrente poche volte a settimana e sono costretti a comprare acqua trasportata da camion cisterna per l’uso quotidiano. Inoltre con una rapida urbanizzazione, infrastrutture fatiscenti e cambiamenti climatici che mettono a dura prova i pozzi che una volta rifornivano l’intera città, l’acqua potabile sta diventando sempre più una rarità. Eppure, l’impianto locale Coca-Cola (di proprietà del gigante messicano delle bevande Femsa) è autorizzato a estrarre legalmente una enorme quantità di acqua pulita ogni giorno, lasciando a secco i residenti. L’impianto di imbottigliamento locale ha reso la Coca-Cola più abbondante e quindi più conveniente rispetto all’acqua in bottiglia. Di conseguenza, gli abitanti di questa città del Chiapas tendono a bere circa 2 litri di Coca-Cola ogni giorno causando gravi forme di diabete, un tempo quasi assente, il quale miete 3.000 vittime ogni anno. Quasi ogni famiglia è colpita dal diabete di tipo 2, e la mortalità specifica è aumentata del 30% in soli tre anni. L’azienda si difende chiamando in causa la globalizzazione, il riscaldamento globale, la scarsa pianificazione industriale urbanistica della zona e altre motivazioni generiche, e sottolinea che oltre 400 persone hanno un lavoro grazie all’imbottigliamento.

COLOMBIA: Emblematico è il caso della Colombia. Qui l’azienda, per mano della sua filiale Panamco S.A., sfrutta da oltre vent’anni la corruzione del governo nazionale e la tensione sociale del paese per imporre condizioni inumane ai propri lavoratori e attuare strategie di repressione verso le organizzazioni sindacali. Il ministro degli Esteri David Choquehuanca ha dichiarato Il 21 dicembre 2012, in occasione della fine del capitalismo e quindi dell’egoismo e della divisione, che quel giorno segnerà anche la fine della Coca-Cola e l’inizio del Mocochinchè (tipica bevanda tradizionale del posto a base di nettare di pesca). Tutto questo, per amore di Pachamama, la loro Madre Terra.

GUARANI DEL BRASILE: I Guarani del Brasile hanno chiesto a Coca-Cola di smettere di comprare zucchero dal gigante alimentare americano Bunge, coinvolto in un caso scandaloso di accaparramento di terra. Un recente rapporto di Oxfam infatti, ha rivelato che Coca-Cola si rifornisce di zucchero dalla Bunge la quale, a sua volta, compra canna da zucchero dalla terra rubata ai Guarani per produrre biocarburanti.

L’appello di Arlindo

“Coca Cola deve smettere di comprare zucchero dalla Bunge. Mentre queste compagnie si arricchiscono, noi soffriamo la fame, la miseria e gli omicidi.”

Un portavoce Guarani a Survival International.

La comunità di 379 Guarani di Jata Yvary, nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul, ha perso gran parte della sua terra ancestrale a causa delle piantagioni da cui proviene la canna da zucchero venduta alla Bunge. Oggi la tribù è costretta a vivere in un piccolo appezzamento di terra completamente circondato dalle coltivazioni. I Guarani hanno gravi problemi di salute a causa dei pesticidi tossici che vengono spruzzati sulle piantagioni, e soffrono per la perdita delle loro foreste da cui dipendevano per cibo, medicine e abitazioni.

“Gli allevatori hanno distrutto quasi tutta la nostra foresta, le nostre piante medicinali, i nostri frutti e le nostre risorse. Ai bambini viene il mal di testa e cominciano a vomitare.”

Arlindo, leader della comunità di Jata Yvary

Di recente la Coca-Cola si è impegnata a rispettare la politica di tolleranza zero di Oxfam verso l’accaparramento di terra e a “riconoscere e salvaguardare i diritti delle comunità e dei popoli tradizionali a mantenere l’accesso alla terra e alle risorse naturali.” Survival ha sollecitato la Bunge a smettere di comprare canna da zucchero proveniente dalla terra guarani, ha scritto alla Coca-Cola, e ha più volte fatto appello alle autorità brasiliane affinché la terra della tribù sia mappata con urgenza.

Coca-Cola compra lo zucchero da un gigante dell’industria alimentare americana coinvolto nella lotta per la terra in Brasile.
© Survival

“Le multinazionali sono maestre nell’arte di aggirare le critiche con promesse di cambiamento, ma la politica è inutile se non seguono azioni concrete. Per prendere sul serio l’impegno della Coca-Cola, la compagnia deve smettere di comprare zucchero dalla Bunge. Fino a quando questo accordo continuerà, l’impegno che la multinazionale ha preso contro l’accaparramento di terra sarà privo di significato.”

Stephen Corry, direttore di Survival

INDIA: L’India Resource Center ha comunicato la chiusura dello stabilimento di Jaipur. Essa è legata unicamente alla difficoltà di estrarre acqua dalle falde acquifere, ormai sfruttate al limite delle loro possibilità, e a conseguenti perdite finanziarie. Tutto ciò è principalmente dovuto ad un eccessiva produzione di Coca-Cola che ha drasticamente ridotto le materie prime presenti nella zona.

La campagna di boicottaggio indiana è on-line su www.indiaresource.org.

Clicca qui per vedere la locandina.

LA CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO DELLA COCA-COLA IN INDIA

In India ogni impianto di Coca-Cola arriva a bere tra uno e due milioni di litri d’acqua al giorno, e pensate, nel paese di questi impianti ce ne sono addiritura 90. Il prelievo idrico quotidiano si aggira intorno i 90 e i 180 milioni di litri di acqua potabile. Con queste quantità di acqua si potrebbe arrivare a soddisfare le esigenze idriche di milioni di abitanti. Un altro problema riguarda invece l’inquinamento delle acque: per produrre un solo litro di Coca-Cola vengono inquinati circa dieci litri di acqua potabile. Nei reflui di questi impianti il Pollution control board del Kerala ha rilevato delle alte concentrazioni di cadmio e piombo. Esposizioni al cadmio protratte nel tempo a questi elementi possono causare disfunzioni renali, danni alle ossa, al fegato e al sangue. Il piombo invece danneggia il sistema nervoso centrale, i reni, il sangue e il sistema cardiovascolare. Le donne di un piccolo borgo del Kerala sono riuscite a far chiudere un impianto della Coca-Cola.

Vandana Shiva, famosa scienziata e ecologista indiana nel 2006 denunciò che per produrre un solo litro di bevanda se ne inquinano 10 di acqua potabile.

«Quando bevi Coca Cola, stai bevendo il sangue delle persone»

Mylamma, fondatrice del movimento anti Coca Cola a Plachimada

Inoltre a causa del vasto uso di pesticidi, nelle bevande prodotte in queste zone dopo un attenta analisi sono state trovate sostanze molto pericolose derivate per l’appunto dall’uso massiccio di pesticidi. Le quantità sono 24 volte superiore a quelle permesse dal Bureau of Indian Standards (BIS) e, in alcuni campioni, i livelli hanno superato gli standard di 140 volte. Le bevande stesso dunque rappresentano una grave minaccia per le popolazioni locali.
L’impianto di Plachimada rappresenta un caso ormai storico ed emblematico. Era stato progettato nel marzo del 2000 con un obiettivo, produrre ogni giorno 1.224.000 bottiglie di Coca-Cola e per questo ottenne la licenza per installare una pompa. Ma nonostante ciò iniziò anche ad estrarre illegalmente milioni di litri di acqua potabile. Questo causò un abbassamento del livello della falda che avvenne vertiginosamente, passando da 150 a 500 metri di profondità. I contadini e gli abitanti dei villaggi denunciarono il fatto, essi infatti vennero messi in crisi da questa situazione, non riuscendo più a mettere da parte l’acqua necessaria perché continuavano a spuntare nuovi pozzi, tutto questo con gravi impatti sul raccolto agricolo. Quando le accuse furono confermate, per via del fatto che, l’azienda non era in grado di fornire un rapporto dettagliato richiesto dalle autorità locali, fu mandata un’ingiunzione a comparire in tribunale e la licenza fu revocata. A quel punto la Coca-Cola provò persino, ma per fortuna senza riuscirci, a corrompere il presidente del Panchayat, A. Krishnan, offrendogli 300 milioni di rupie.
Coca Cola non si limitava però a rubare l’acqua alla comunità locale: quella che non prendeva, la inquinava. L’azienda infatti ha depositato del materiale di scarto nei pressi dell’impianto che, durante la stagione delle piogge, si è disperso per i campi, nei canali e nei pozzi. Dopo che ben 260 pozzi messi a disposizione dalla pubblica autorità come sorgenti di acqua potabile per la popolazione si erano esauriti, Coca-Cola li ha utilizzati come deposito per le sue acque di scarto di lavorazione. Nel 2003, la popolazione di Plachimada è stata informata dall’ufficiale medico distrettuale del fatto che la loro acqua non era più potabile. Gli abitanti dovevano quindi camminare per miglia e miglia per raggiungere fonti dove prendere l’acqua potabile.

Gli agricoltori indiani combattono contro Coca-Cola

La REBOC – Rete Boicottaggio Coca-Cola, che promuove il boicottaggio della Coca-Cola per la repressione anti-sindacale in Colombia, si dichiara solidale con la campagna indiana e si impegna a diffondere le informazioni provenienti dall’India. Le due campagne si sono ufficialmente saldate al Forum Sociale di Porto Alegre, che ha proclamato il 22 Luglio Giornata Mondiale di Boicottaggio della Coca-Cola, in solidarietà con la campagna colombiana e con quella indiana.

EL SALVADOR : nelle piantagioni di canna da zucchero HRW sono state denunciate le condizioni di lavoro dei minori utilizzati nelle piantagioni ed è stato chiesto di inviare un appello alla Coca-Cola, principale utilizzatore di zucchero di canna e all’associazione dei produttori di El Salvador. Il lavoro infantile domina nelle piantagioni di canna da zucchero, bambini addirittura dagli otto anni usano i machete per tagliare la canna, lavorando fino a nove ore al giorno sotto il sole cocente: le ferite alle mani e ai piedi sono ormai consuetudine; l’assistenza medica, quando esiste, deve pagarla la famiglia dei bambini feriti e durante la raccolta che avviene durante i primi mesi dell’anno scolastico i bambini non vanno a scuola. I minorenni sfruttati secondo le stime sono circa, 222.000. Questo problema si estende in molti stati del centro america.

Danni alla salute

DIABETE: “La Coca-Cola aumenta del 21% il rischio diabete, la light del 18%”. A queste conclusioni sono giunti i ricercatori dell’Università Karolinska Institute, in Svezia, che hanno pubblicato lo studio sull’autorevole rivista scientifica European Journal of Endocrinology. Questo studio ha coinvolto un campione di 2.874 adulti, monitorati dettagliatamente durante il loro consumo giornaliero di bibite gassate per un anno. I partecipanti, che bevevano due o più drink zuccherati al giorno, sono risultati essere 2.4 volte più a rischio di diabete rispetto a coloro che non consumavano tante bibite gassate, incluse quelle “senza zucchero”, che tuttavia contengono dolcificanti artificiali altrettanto nocivi per la nostra salute. La probabilità di contrarre diabete aumenta al crescere del consumo di soft drink. I ricercatori hanno scoperto che bere 5 bicchieri al giorno di bevande gassate e zuccherate, aumenta il rischio di ben 4,5 volte. Inoltre, le bibite che contengono meno calorie o zero calorie, come nelle versioni “Light”, tendono a renderci più affamati. Mentre i dolcificanti artificiali possono anche interferire con i batteri presenti nel nostro intestino, contribuendo allo sviluppo del diabete.

sindrome metabolica coca zero: le bevande zero, tanto amate da una buona fetta di popolazione sembra invece che provochino il diabete e la sindrome metabolica. Non fatevi dunque ingannare dagli spot pubblicitari. In diversi studi si è potuto costatare che, le persone che consumano queste bevande, a parità di stile alimentare complessivo, si ammala di più di diabete. La domanda sorge spontanea, come ci si può ammalare di diabete se non contengono zuccheri? Coca-Cola può anche questo.

CARENZA DI CALCIO: I composti del fosforo sono molto utilizzati come acidificanti e correttori dell’acidità degli alimenti. Questi composti, come ad esempio l’acido fosforico e i suoi sali, vengono quotidianamente aggiuntii alle bevande analcoliche gassate e ad altri prodotti.
Un eccesso di fosforo potrebbe provocare una carenza di calcio, esoprattutto nei bambini, aumentando il rischio di rachitismo e osteoporosi negli adulti.

cancro: Il caramello è un colorante comunemente utilizzato in molti tipi di bevande gassate ma durante la produzione industriale si sviluppa al suo interno un composto chimico chiamato 4-methylimidazole (4-MEI) che in alte concentrazioni è catalogato secondo alcuni studi come un probabile cancerogeno per l’uomo.

L’European Food Safety Authority, in controtendenza afferma invece che questi coloranti al caramello non sono nè genotossici nè cancerogeni, e non c’è alcuna evidenza sul fatto che possano avere effetti negativi sulla salute. Per questo motivo l’Unione Europea non ha al momento posto alcun limite effettivo all’uso di questi coloranti alimentari nelle bevande. Tuttavia il dibattito nella comunità scientifica è aperto, poichè i risultati degli studi sono spesso contraddittori e gli enormi interessi economici che girano attorno a questo business sicuramente rappresentano un ostacolo al raggiungimento di una posizione accettata e condivisa.

Cosa succede quando assumiamo Coca-Cola
  • Dopo 10 minuti: ricevere 10 cucchiai di zucchero in una volta sola provoca un effetto devastante nel nostro organismo. Il motivo per cui non vomitiamo si deve alla produzione di acido fosforico che proviene dal nostro corpo.
  • Dopo 20 minuti: il glucosio fa sì che i livelli di insulina aumentino portando il fegato a trasformare tutto lo zucchero in grasso. Ricordiamo che una sola lattina o bottiglia contiene fino a 10 cucchiai di zucchero.
  • Dopo 40 minuti: il nostro organismo avrà assorbito del tutto la caffeina. Di conseguenza, le pupille si dilatano, aumenta la pressione sanguigna ed il fegato libera più zucchero nel flusso sanguigno. Questo a sua volta fa sì che i recettori di adenosina (molecola predominante nel procedimento del sonno) si blocchino e impedisce di conciliare il sonno.
  • Dopo 45 minuti: il nostro corpo inizia a produrre più dopamina, sostanza che stimola i centri del piacere cerebrali. Questo tipo di effetto può essere paragonato a quello prodotto dall’eroina. 
  • Dopo 60 minuti: dopo un’ora, è probabile che si abbia bisogno di urinare. Quello che non sappiamo è che urinando, espelleremo il calcio, il magnesio e lo zinco che erano diretti verso le ossa, insieme ad altre sostanze importanti che non potranno essere assorbite dal nostro corpo.

Gli effetti collaterali degli ingredienti:

  • Acqua gassata: questo ingrediente causa secrezione gastrica, aumentando l’acidità dei succhi gastrici e le flatulenze.
  • Ciclamato di sodio o sostituto dello zucchero: è un componente che dà un sapore fino a 200 volte più dolce rispetto allo zucchero. Le ricerche evidenziano che il suo consumo aumenta il rischio di soffrire di cancro alla vescica. Infatti nel 1969 l’Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali (FDA, sigla inglese) degli Stati Uniti d’America lo vietò.
  • Aspartame: si tratta di un altro sostituto dello zucchero, anch’esso vietato dalla FDA. Quando raggiunge temperature elevate, si scompone in metanolo (alcool) e fenilalanina, sostanze che distruggono il nervo ottico e possono causare cecità.
  • Acido ortofosforico: è un componente molto acido che può causare irritazione alla pelle e agli occhi.

Dopo aver ascoltato questa breve analisi delle complesse dinamiche che si celano dietro alla produzione e vendita di questa bevanda unica nei nostri supermercati siete ancora così sicuri che valga la pena di acquistarla? Scoprilo nella prossima pagina!

DESCRIZIONE IMPUTATO:

La soia è un legume ( il cui nome scientifico è “Glycine max“) che viene largamente usato per l’alimentazione dell’uomo e degli animali da allevamento. Una parte è usata anche come fertilizzante, nonché per usi industriali. Ad oggi è uno dei prodotti alimentari più coltivati nel mondo. La produzione mondiale si attesta attualmente a circa 353 milioni di tonnellate (dati 2017, FAO).

Oggi, i massimi produttori di soia sono, nell’ordine, gli Stati Uniti d’America, il Brasile e l’Argentina, che precedono la Cina e l’India e producono in tre circa l’80% della produzione mondiale (dati 2009, FAO)

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LE ACCUSE DEL PROCESSO

“A causa del costante aumento in tutto il mondo del consumo di carne, negli ultimi 20 anni la produzione di soia è quasi raddoppiata raggiungendo i 210 milioni di tonnellate. Un trend che dovrebbe mantenersi costante anche in futuro, la domanda infatti dovrebbe superare le 300 milioni di tonnellate. Questa altissima produzione provoca gravi conseguenze su piante, animali e perfino sull’uomo”

A seguito di queste accuse, la soia dovrà rispondere dei seguenti crimini:

  • Di aver provocato disboscamento di vaste aeree con tutte le conseguenze che ne derivano: incendi, perdita di biodiversità, mutazioni del clima e degli ecosistemi.
  • Di causare una crescente erosione del terreno aumentandone la sterilità.
  • Di diffondere pesticidi nell’ambiente, provocando gravi conseguenze su piante, animali e uomo.
  • Di promuovere la costruzione di strade per favorire e aumentare i trasporti di soia.
  • Di causare in taluni casi la deviazione di corsi d’acqua e costruzione di bacini e porti per incrementare il trasporto di soia.
  • Di sottrarre terreno con il quale famiglie, contadini e indigeni possano sostenersi.
  • Di creare un numero esiguo di posti di lavoro, spesso malpagati e sfruttati.
  • Di Incrementare il disequilibrio sociale, arricchendo i più ricchi a sfavore dei poveri e creando quindi tensioni e conflitti all’interno della società.
  • Di aumentare l’inquinamento ambientale per via delle esportazioni su scala globale.
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LE PROVE DELLA DIFESA

A favore dell’assoluzione dell’imputato la difesa proverà a convincervi spiegandovi i vantaggi del consumo di soia e i molteplici usi che se ne possono fare:

ALIMENTAZIONE UMANA

La soia è ricca di isoflavoni che sono dei fito-estrogeni e che possono influire sulla salute umana. Sono stati condotti numerosi studi che concludono sia con effetti positivi degli isoflavoni, sia negativi. Per gli effetti positivi, una alimentazione ricca di isoflavoni di soia potrebbe ridurre di circa la metà l’incidenza delle vampe di calore nelle donne in menopausa. Gli isoflavoni di soia potrebbero anche evitare un aumento di peso eccessivo riducendo l’accumulo del grasso nella fascia addominale dopo la menopausa.

la FDA ha accettato un’affermazione collegante il consumo di proteine di soia e la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, successivamente messa in dubbio. Sembra tuttavia dimostrato l’effetto delle proteine della soia sulla diminuzione del tasso di colesterolo totale e di quello LDL.

Dalla soia possono essere ricavati numerosi derivati alimentari:

L’olio di soia: è un eccellente olio alimentare, contenente una proporzione assai equilibrata d’acidi grassi omega-6 e omega-3 ossia 6,7 . Gli acidi grassi insaturi sono relativamente sensibili alla temperatura e possono generare delle catene policicliche (Benzopirene) potenzialmente cancerogene alla temperatura delle fritture per uso culinario, uso che deve pertanto essere evitato. il tofu o “formaggio di soia” è prodotto a partire dal latte di soia, che, una volta cagliato, diventa appunto una sorta di formaggio che può essere usato tenero, sodo o fritto.
il tempeh è prodotto a partire dai semi fermentati e ha una consistenza più “soda” del tofu.
il nattō è anch’esso prodotto a partire dai semi fermentati con una consistenza gelatinosa.
il miso è prodotto a partire da una pasta di soia fermentata e può essere utilizzata nelle zuppe, nelle salse e come aromatizzatore. il tamari è una salsa di soia fermentata, senza grano, dà un gusto più pronunciato di quello del shōyu
le edamame sono delle fave di soia verdi, immature bollite o cotte al vapore la shōyu (o salsa di soia) è una salsa prodotta a partire dai semi di soia fermentati e da un cereale torrefatto fermentato e invecchiato, ma con un gusto più dolce del tamari.
il meju è un blocco di soia fermentata utilizzato per la preparazione di diversi condimenti nella cucina coreana.
la polpa di soia è il prodotto che rimane dopo la filtrazione di tofu e latte di soia, utilizzato come ingrediente in diverse cucine.
il germoglio di soia ottenuto con la germinazione del seme, è un ingrediente nutriente e saporito noto per le sue proprietà dietetiche.
il caffè di soia è un surrogato del caffè utilizzato nella montagna friulana, veneta, trentina e nel Tirolo. Veniva ottenuto dalla tostatura e macinazione dei semi, mescolati poi ad orzo, anch’esso tostato. Le bevande di soia possono anche sostituire i prodotti lattei nelle popolazioni che non ne consumano per intolleranza al lattosio, allergie alle proteine del latte di mucca o preferenze di gusto. Malgrado ciò, siccome la soia contiene anche degli allergeni, non può essere considerata come una panacea.

ALIMENTAZIONE ANIMALE

L’uso nei mangimi per animali da allevamento ha assunto particolare importanza negli ultimi decenni in tutte le specie allevate, tanto per poligastrici come i bovini, quanto, soprattutto, per i monogastrici, (volatili, suini, specie ittiche, etc.), per via dell’alto valore biologico della proteina, ricca di tutti gli aminoacidi essenziali, tranne la metionina, per altro facilmente addizionabile con gli integratori disponibili in commercio. La sua presenza nei mangimi è molto variabile seconda della specie animale cui sono destinati e della tipologia del mangime stesso.

La triturazione dei semi, specialmente per la produzione di olio, ha come sottoprodotto (nel caso di spremitura meccanica) i pannelli di soia, con un tenore di proteine grezze dell’ordine del 40 – 44%. In Francia addirittura il 70% dei pannelli commestibili è costituito da pannelli di soia. Essi infatti trovano un interesse evidente nell’alimentazione delle vacche da latte e dei bovini da carne, in particolare per quegli animali nutriti a partire dall’insilato di mais, le cui proteine sono in quantità inferiore ai fabbisogni e di limitato valore biologico. Salvo rare eccezioni, l’uso del seme crudo è limitato a causa della presenza di fattori antinutrizionali che inibiscono la completa utilizzazione delle proteine da parte degli animali.

Tra i derivati dai pannelli abbiamo le proteine testurizzate di soia che sono largamente utilizzati come alimenti di piscicoltura e per gli animali di compagnia.

LA SOIA COME FERTILIZZANTE NEI TERRENI

L’uso come fertilizzante naturale, in particolare con la tecnica della rotazione delle colture, è documentato fin dall’antichità. È un uso che trova paralleli con altre leguminose, per esempio in Italia con l’erba medica, i cui residui colturali, in particolare quelli ipogei, lasciano nel terreno sostanza organica ricca di azoto.

ESTETICA

Gli estratti della soia sono tra gli ingredienti più usati in cosmetica. Aiutano infatti a prevenire la caduta dei capelli, a rendere elastica la pelle, a contrastare le rughe e a rinforzare le unghie. A garantire ciò sono soprattutto gli antiossidanti isoflavoni, dei fitormoni attivi, specie grazie alle molecole genisteina e daidzeina.

MEDICINA
La soia è impiegata nella medicina popolare per trattare i disturbi epatici, i disturbi della cistifellea, l’anemia, la diminuzione della concentrazione e come rimedio per combattere la debolezza.
Nella medicina cinese, invece, la soia è impiegata per contrastare il dolore articolare, l’iperidrosi, la sudorazione notturna e come rimedio contro gli stati confusionali.

OMEOPATIA
La soia è anche reperibile in diverse preparazioni omeopatiche sotto forma di soluzioni orali o globuli ed è disponibile in diverse concentrazioni omeopatiche. Generalmente, la soia in ambito omeopatico è utilizzata contro l’ipercolesterolemia e i disturbi cardiovascolari, oltre che come rimedio per contrastare l’ansia, i disturbi della memoria e lo stress.
La posologia di prodotto omeopatico da assumere può variare in funzione della diluizione omeopatica impiegata e in funzione del tipo di disturbo che s’intende trattare.

ETICA
La soia è il prodotto vegetale che, in termini proteici, somiglia di più alla carne. Infatti, si caratterizza sia per l’alto quantitativo di proteine (36%) che per la loro qualità, visto che sono le più simili a quelle degli alimenti di origine animale. Si tratta quindi di una valida alternativa alla carne utilizzata soprattutto da vegani e vegetariani per ridurne il consumo senza quasi perdere le sue proprietà nutritive.

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LE PROVE DELL’ACCUSA

A favore della condanna della soia l’accusa vi narrerà l’impatto che né comporta il suo notevole consumo:

DISBOSCAMENTO

Ad oggi vaste aree del pianeta sono state colonizzate da questa leguminosa che ha assunto un ruolo strategico nel sistema agricolo mondiale in questi ultimi anni. Più di un milione di chilometri quadrati di terreni agricoli in tutto il mondo sono occupati da colture di soia. Secondo dati Wwf, Stati Uniti, Brasile e Argentina producono l’80% della soia a livello mondiale e la domanda è aumentata di 15 volte rispetto agli anni Cinquanta. Infatti a partire dagli anni ’60 del secolo scorso la sua coltivazione ha iniziato ad interessare superfici più ampie, dimostrando capacità di adattamento sia ai climi temperati che subtropicali. Ma è a partire dagli anni ’90 che la sua produzione è cresciuta in modo esponenziale. Infatti grazie allo sviluppo di nuove varietà, da qualche anno la soia può crescere
anche nel clima umido della foresta tropicale, e i campi di soia sono in costante espansione nell’america latina, in particolare nell’Amazzonia, in Brasile. Questo stato è diventato il centro mondiale della produzione di questa leguminosa. Dal 1990 la superficie coltivata è aumentata del 250%. Questo vuol dire che in territorio brasiliano si ha un incremento medio annuo pari al 5% delle superfici coltivate. La maggior parte della soia coltivata in Brasile proviene dal Mato Grosso e dal Cerrado , che insieme al bacino amazzonico e alla foresta atlantica sono tra gli ecosistemi più ricchi di specie del Sudamerica e pure tra quelli più a rischio. In molte zone, dove le foreste sono scomparse e sterminate piantagioni di soia ne hanno preso il posto, si sono registrati infatti i maggiori tassi di disboscamento e di incendio, due terzi di queste distruzioni tra l’altro avvengono con metodi illegali. Questo mutamento dell’ecosistema oltre a mettere direttamente in pericolo la sopravvivenza di molte specie animali conduce ad un lento mutamento del clima locale per via del cambiamento delle condizioni preesistenti.

Il disboscamento non si limita a creare nuovi campi coltivabili ma anche alla creazione di strade destinate al trasporto di soia. Ogni nuova strada che attraversa la foresta tropicale e la savana causa infatti ampie distruzioni nelle aree naturali adiacenti. Anche la deviazione dei corsi d’acqua per facilitare il trasporto di soia e la costruzione di porti rappresentano una seria minaccia per l’ambiente.

Da questo e molto altro nasce il «problema soia», più volte sollevato dalle popolazioni interessate e dalle associazioni ambientaliste.



TERRENO E PESTICIDI

Altri problemi che possiamo riscontrare nelle coltivazioni di soia sono, l’assenza di copertura del terreno e la carenza di protezioni contro il vento. Questi sono all’origine dell’erosione e della sterilità del suolo ed è questo il motivo per cui il Brasile perde, ogni anno, 55 milioni di tonnellate di terreno. La conseguente perdita di fertilità viene inoltre compensata con un crescente impiego di concimi, spesso non naturali che hanno quindi effetti negativi alla lunga il terreno. A loro si accompagna anche un uso massiccio di pesticidi (soprattutto il glifosato), con contaminazione ambientale e gravi danni agli ecosistemi. L’inquinamento può infatti espandersi tramite le acque freatiche e le acque di superficie. Le acque inquinate non solo costituiscono una grave minaccia per l’esistenza di innumerevoli piante e animali, ma rappresentano altresì un pericolo per la salute degli esseri umani, in particolare dei contadini e delle popolazioni indigene.

Sarebbero150’000-200’000 i casi di avvelenamento ogni anno in Brasile secondo
un’organizzazione ambientalista locale, 4000 dei quali hanno esito mortale. Si presume persino che il 10 % della popolazione brasiliana sia esposto ai pesticidi. Il dato è sconcertante, e lo è ancor più se si pensa che il 25 % di tutti i pesticidi utilizzati in
Brasile viene impiegato nell’ambito della produzione della sola soia, che ha contribuito ad notevole aumento della vendita di pesticidi.

SOCIALE

Molte multinazionali dell’agrobusiness spingono per imporre la coltivazione di soia in tutte le aree disponibili dei paesi in via di sviluppo, sostenendo che si tratta di un modello agricolo vincente. In realtà, dove è stata imposta la produzione, è avvenuta la progressiva scomparsa di ogni forma di agricoltura familiare e l’allontanamento delle comunità rurali. In alcune regioni sudamericane infatti la coltivazione di soia è strettamente legata a grandi problemi sociali.

Aziende di migliaia di ettari vengono gestite da 2-3 persone, le lavorazioni del terreno e la semina sono totalmente meccanizzate, grazie a questo la coltivazione intensiva della
soia non richiede un elevato impiego di manodopera. Inoltre i diserbanti vengono irrorati con gli aerei e potenti mietitrebbiatrici effettuano la raccolta. Proprio questi motivi spesso alle popolazioni locali non restano che gli impieghi stagionali e malpagati e si segnalano inoltre casi di lavoro forzato.

Ad aggiungersi a ciò la creazione di nuovi campi di soia comporta spesso la violazione dei diritti consuetudinari di famiglie e piccoli contadini, e causa l’aumento del numero dei senza terra. Se uniamo ciò all’assenza di un’adeguata pianificazione e la mancanza di rispetto
per le aree naturali e per la terra delle popolazioni indigene, si ha un aumento delle
tensioni che non di rado sfociano in conflitti armati e persino omicidi.

Infine va sottolineato che la maggior parte del valore aggiunto dato dalla produzione di soia finisce nelle tasche dei grandi proprietari terrieri, delle banche, delle grandi aziende e
delle imprese di trasporti, e non contribuisce all’arricchimento delle popolazioni locali che in alcune zone continuano a vivere in condizioni precarie.

TRASPORTI

Nel intreccio dei commerci internazionali, la soia gioca un ruolo cruciale nella filiera per la produzione di carne e la specializzazione produttiva di intere aree agricole del pianeta; questo fenomeno, spinto ancora di più negli ultimi decenni, genera un crescente impatto ambientale anche in termini di trasporti e logistica, con la soia che viaggia per centinaia di chilometri su gomma dai luoghi di produzione ai porti attrezzati per il commercio di granaglie, e da qui per migliaia di chilometri in mare per raggiungere i paesi di consumo. Tutto ciò aumenta ulteriormente l’impatto che ha il crescente mercato mondiale della soia a partire dalla sua produzione fino ad arrivare al consumatore.


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