Sorrentipity X TrashTeam
Il 1 maggio si avvicina e, si sa, non c’è nulla di più allettante di una grigliata insieme agli amici. La festa dei lavoratori non ferma l’impegno costante di chi opera nei confronti dell’ambiente che anche in questa giornata non deve venire meno. Ecco qualche consiglio!

Partiamo dal presupposto che limitare il consumo di carne è uno dei primi passi importanti per aiutare il nostro pianeta. Se oggi siete qui, davanti al vostro schermo, a leggere questo articolo difficilmente mi viene da pensare di parlare a vegetariani o vegani. Ma non per questo dobbiamo dimenticarci del nostro pianeta. Vediamo quindi come rendere il più green possibile una grigliata con gli amici e come ridurre l’impatto che (inevitabilmente) queste comportano.

IL FUOCO

Nel panorama green oggi possiamo trovare innumerevoli alternative ecologiche per accendere un fuoco tutelando l’ambiente. Partiamo dalla diavolina ecologica: non contiene petrolio e non produce pertanto il caratteristico odore degli accendifuoco classici. è formata soltanto da segatura compressa e oli vegetali ed essendo inodore non altera gli aromi e i sapori dei cibi. Un’altra cosa importante da tenere presente è la carbonella ecologica: la composizione, interamente vegetale non va a discapito dell’efficienza: ha un elevato potere calorifico di lunga durata, nulla da invidiare alla tradizionale e più inquinante carbonella. Ricerca inoltre la certificazione delle materie prime naturali e legno di provenienza FSC. L’alternativa migliore rimane comunque procurarsi da soli la legna, sia dal punto di vista del risparmio, che della cura dell’ambiente. Oltre a evitare di generare rifiuto (l’involucro) perche non ”potare” e curare i sentieri del luogo? Aiuterete la vegetazione eliminando il secco, la viabilità dei sentieri e rimmarette coerenti al km0.

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LA CARNE

Mangiare è importante, ma mangiare cibo di qualità nel rispetto dell’ambiente (e dell’animale) lo è ancora di più. Ormai è risaputo l’impatto ambientale della carne e di tutto quello che c’è dietro a questo business. Attenzione alla provenienza e al tipo di allevamento: quello intensivo è responsabile, da solo, del 15% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica. Scegliamo quindi le tradizionali aziende agricole che curano e seguono la vita dell’animale nel pieno rispetto, prediligiamo prodotti di cui conosciamo la provenienza, e perchè no, magari cacciati nel territorio.

NO AI PRODOTTI CONFEZIONATI

La produzione di alimenti industriali incoraggia la realizzazione di imballaggi sempre più complessi per proteggere i prodotti, ma molto spesso troppo voluminosi e inutili. Imballaggi che diventeranno rifiuti e incrementeranno ulteriormente i catastrofici dati del consumo di plastica. Ridurre gli imballaggi significa inoltre risparmiare denaro e contenere i costi di trasporto, con conseguente limitazione delle emissioni inquinanti lungo le strade e nel corso della catena produttiva. Il modo più semplice per eliminare il problema? cucinare noi stessi i pasti o comprare prodotti sfusi della quantità necessaria. La maggior parte dei negozi specializzati nella vendita sfusa inoltre è di origine biologica.

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USA E GETTA? NO GRAZIE!

Basta stoviglie mono uso! L’Italia ha compiuto un importante passo avanti contro l’uso, o meglio l’abuso, della plastica. Con 215 voti a favore, 19 contrari e un astenuto, il Senato ha approvato la Legge di delegazione europea 2019-2020, che conferisce al Governo la delega per il recepimento – entro il 3 luglio – della direttiva europea Single Use Plastic (SUP), che riguarda l’utilizzo dei prodotti di plastica monouso come posate, bicchieri e cannucce. Fino a questa importante data non cediamo alla tentazione dell’usa e getta ma prediligiamo stoviglie d’acciaio, vetro o ceramica portate da casa. Per i più pigri e maldestri l’alternativa sono i prodotti compostabili: al giorno d’oggi esistono tutte le tipologie di piatti, bicchieri e posate: a voi solo la scelta!

le bevande giuste

Partiamo dall’acqua che non manca mai, portiamoci dietro una borraccia evitando così di comprare i classici cestelli al supermercato che si magari possono essere a prima vista così comodi ma che in men che non si dica non diventeranno altro che un rifiuto in più! I vantaggi delle borracce sono notevoli: sono più igieniche rispetto alla plastica PET, sono resistenti agli urti e quindi ideali per essere trasportate, inoltre quelle termiche consentono di mantenere i liquidi caldi fino a 12 ore e quelli freddi fino a 18 ore. Per quanto riguarda le bibite non per forza dobbiamo cercarle tra gli scaffali di un supermercato, anzi molto spesso le alternative le troviamo direttamente a casa nostra basta un po’ di tempo e ingegno! Dalle più semplici spremute d’arancia, al thè freddo fatto in casa fino a delle buonissime centrifughe di frutta e/o verdura. Tutta salute, nostra senz’altro ma anche dell’ambiente, possiamo riutilizzare bottiglie in vetro o munirci anche qui di borracce o thermos! Amanti del vino? Compriamo quello sfuso! Andremo a consumare un minor numero di bottiglie di vetro e potremo anche riempirle più e più volte, che cosa c’è di meglio?

DIFFERENZIATI

Non c’è molto da dire, la raccolta differenziata dovrebbe essere quotidianità e non dovrebbe più esistere il bisogno di ribadire questo concetto. Esistono diverse App per aiutarti nello corretto smaltimento dei rifiuti oppure vieni a scoprire la nostra rubrica #DoveLoButto? dove tutti i dubbi sulla differenziata degli oggetti più strani verranno svelati.

LE ALTERNATIVE VEG

Chi lo ha detto che la grigliata perfetta è solo a base di carne? Puristi, non storcete il naso! Esistono tantissime ricette che non vi faranno rimpiangere la presenza di carne. A partire dai formaggi grigliati come ad esempio tomini e caciotte (ma anche la semplice mozzarella non vi deluderà) fino ad arrivare alle classiche verdure: pomodori, melanzane, zucchine.. il mondo vegetale, con un po’ di fantasia, vi offrirà tantissime idee per ricette nuove, colorate e ricche di sapori.

OCCHIO ALLO SPRECO

Sembra una cosa banale, ma non lo è. Spesso quando organizziamo pranzi o cene tendiamo ad acquistare molto più cibo del dovuto. Un vizio molto comune che ci accomuna tutti. Il risultato? Un inutile spreco, soprattutto se quello che viene cucinato finisce poi nella spazzatura. Compra il giusto e valuta le porzioni. In questo modo eviterai gli sprechi e l’ambiente ti ringrazierà. In caso di avanzi conservali e comsumali il giorno dopo: non avrai nemmeno bisogno di metterti ai fornelli! Se invece il cibo risulta avariato, gettalo nel contenitore dell’umido o in alternativa nella tua compostiera.

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Con allevamento intensivo o allevamento industriale (factory farming) si intende una forma di allevamento che utilizza tecniche industriali e scientifiche per ottenere la massima quantità di prodotto al minimo costo e utilizzando il minimo spazio, tipicamente con l’uso di appositi macchinari e farmaci veterinari

Wikipedia
COS’è UN ALLEVAMENTO INTENSIVO?

E’ un tipo di allevamento che prevede la custodia, la crescita e la riproduzione degli animali in spazi ristretti e confinati, spesso parzialmente chiusi.

Punta:

  • all’ottimizzazione degli spazi dedicati all’animale e alle fasi operative.
  • alla standardizzazione delle caratteristiche fisico-qualitative e operative della filiera di produzione.
  • alla riduzione dei costi unitari in rapporto alla qualità del prodotto finale.
  • alla riduzione delle ore di manodopera necessaria alla produzione.

Gli animali sono tenuti in spazi più o meno ristretti, allo scopo di massimizzare l’uso dello spazio disponibile e semplificare le operazioni di nutrimento e cura. In base alla specie allevata, ad ogni animale spetta da 1 m² a 2 m² di spazio.

“Farm Project” by John Wildgoose

Le loro condizioni fisiche e il loro stato di salute, vengono tenuti sotto controllo sia attraverso misure igieniche sia per mezzo di farmaci. L’altissima concentrazione di animali negli allevamenti intensivi è infatti la principale causa dell’insorgere periodico di svariate malattie. In questi allevamenti l’uso di farmaci, è stato diffuso, sia per prevenire l’insorgere di epidemie, sia come stimolanti per la loro crescita, portando il diffondersi di nuove forme di batteri resistenti ad essi. La somministrazione preventiva rappresenta ad oggi una delle principali fonti di utilizzo di farmaci. Metà degli antibiotici utilizzati nel mondo e circa il 44% di quelli usati negli Stati Uniti vengono somministrati agli animali da allevamento, principalmente per tenere lontane malattie che altrimenti si diffonderebbero inevitabilmente negli allevamenti industriali. Essi rimangono spesso nei tessuti degli animali arrivando di conseguenza fin sulla nostra tavola.

Pensate che per produrre 1 kg di carne sono impiegati mediamente 100 mg di antibiotico!!!

Ciò significa, per l’italiano medio e consumatore di circa 87 kg di carne ogni anno, ingerire involontariamente quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti alla somministrazione di circa 4 terapie antibiotiche ogni anno.

A causa di tutti questi pericoli l’Unione Europea ha preso un importante decisione, a partire dal gennaio 2022 vieterà l’utilizzo routinario degli antibiotici, inclusa la somministrazione preventiva.

L’IMPATTO DELL’ALLEVAMENTO INTENSIVO VA MOLTO AL DI Là DEI CONFINI DEL CAPANNONE IN CUI SONO ALLEVATI GLI ANIMALI.

Le altre problematiche riguardano:

  • Un enorme superficie di terreno dedicata alle monocolture chimiche di cereali e soia per il mangime degli animali. Le attività legate all’allevamento su grande scala sono causa di un impoverimento delle risorse naturali del territorio. Molti paesi disboscano ampie parti di territorio per far posto ai pascoli. Questo provoca inimmaginabili conseguenze, tra cui la diminuzione della capacità di assorbimento dell’anidride carbonica e la distruzione della biodiversità.
  • Il continuo calpestio del suolo da parte delle grandi mandrie che compatta il terreno riducendo l’assorbimento delle piogge dando luogo a numerosi fenomeni di desertificazione.
  • Le emissioni di gas serra prodotte dall’industria del bestiame, le quali contribuiscono al 14.5% di quelle prodotte dall’uomo a livello mondiale. Gravi sono anche i dati riguardanti il particolato atmosferico, che indicano gli allevamenti intensivi come la seconda causa di inquinamento da polveri sottili. Con essi come traino, il numero degli animali allevati è destinato a raddoppiare entro il 2050 e di conseguenza anche l’inquinamento atmosferico.
  • Le feci provenienti da enormi quantità di animali concentrati in aree relativamente piccole, le quali causano inquinamento delle falde acquifere e la contaminazione dell’acqua da parte di colibatteri. Inoltre i reflui zootecnici sono ricchi di azoto e la loro dispersione nelle acque superficiali provoca gravi danni a causa dell’eutrofizzazione cioè sovrabbondanza di nitrati e fosfati.

Per risolvere quest’ultimo problema è indispensabile usufruire di impianti di depurazione.

L’allevamento di bestiame necessita poi di enormi quantità d’acqua:

  • 3900 L per un kg carne di pollo
  • 4900 L per un kg di carne di suino
  • 15500 L per un kg di carne di mucca

Fino a 2 miliardi di persone al momento stanno soffrendo per la scarsità di risorse idriche ed è probabile che questo numero cresca a 4-7 miliardi entro il 2050, ovvero più della metà della popolazione mondiale.

Ogni anno, globalmente, vengono allevati circa 70 miliardi di animali al mondo; addirittura il 60% dei mammiferi terrestri trascorre la propria esistenza qui.

Derivano da allevamenti intensivi:

  • il 70% della carne di pollame
  • il 50% di carne di maiale
  • il 40% di carne bovina
  • il 60% delle uova

Solo In Italia:

  • L’85% dei polli sono allevati intensivamente,
  • Oltre il 95% dei suini vivono in allevamenti intensivi,
  • Quasi tutte le vacche da latte non hanno accesso al pascolo.
  • Un terzo della raccolta mondiale di cereali viene utilizzato per alimentare il bestiame industriale mentre quasi tutta la produzione mondiale di soia viene data come mangime agli animali allevati industrialmente sotto forma di farina di soia. Per ogni 100 calorie di cereali commestibili utilizzati come mangime per il bestiame, otteniamo solo 30 calorie sotto forma di carne o latte; una perdita del 70%.
  • Almeno un terzo del pescato complessivo mondiale non raggiunge mai una bocca umana; una larga parte di esso viene destinata ad alimentare pesci allevati, suini e pollame.
  • Ogni anno viene abbattuta un’area di foresta pari alla metà della Gran Bretagna, prevalentemente per coltivare mangime per animali e allevare bestiame.

CONCLUSIONE

Queste sono solo alcune informazioni e dati relativi all’impatto ambientale della carne, mostrano quanto la nostra scelta alimentare può influire sia sulla nostra salute che sulla salute del pianeta. Ognuno è libero di mangiare ciò che vuole quanto vuole ma è importante che ognuno sia a conoscenza delle conseguenze di determinate azioni. Come sempre quello che diciamo noi è: con una semplice e piccola azione possiamo cambiare il mondo e fare la differenza.

L’Earth Day (Giornata della Terra) è la più grande manifestazione ambientale del pianeta, un momento unico al mondo dove tutti i cittadini si uniscono per celebrare la nostra meravigliosa Terra e promuoverne la salvaguardia. La Giornata della Terra, coinvolge infatti ogni anno circa a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

LA STORIA

L’Earth Day nasce il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nata come semplice movimento universitario, la Giornata della Terra, edizione dopo edizione, ha preso sempre più importanza diventando un evento pilastro per l’educazione e l’informazione ambientale.

Gli ecologisti la utilizzano come occasione per diffondere informazione sulle problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili.
Si promuovono invece soluzioni sostenibili come il riciclo, la riduzione dello sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e il divieto di utilizzare prodotti chimici, tutto ciò a favore della cessazione della distruzione degli habitat naturali, la salvaguardia di animali e piante che ci vivono e la ricerca costante di una vita umana sostenibile a lungo termine.

Ma partiamo dalle basi: l’idea di istituire una giornata dedicata a terra e ambiente fu discussa per la prima volta nel lontano 1962, ad opera del senatore Nelson, a seguito dei problemi causati dalle continue proteste in Vietnam e dalla nascita di un progressivo interesse verso i diritti morali, tra cui spicca anche l’ambiente. Riuscì a coinvolgere noti esponenti politici come ad esempio Robert Kennedy il quale nel successivo anno intraprese, nella bellezza di 11 stati del paese, una serie di conferenze dedicate a natura e alla tutela ambientale.

http://www.nelsonearthday.net/

Siamo arrivati al 1969: a seguito del disastro ambientale in California (la fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara)il senatore Nelson decise di portare per la prima volta le questioni ambientali nel mondo della politica, portandole all’attenzione dell’opinione pubblica. Iniza così a prendere concretamente forma quello che l’anno successivo sarebbe stato il primo Earth Day.

“Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”.

Senatore Nelson

Il 22 aprile 1970, ispirandosi a questo principio, 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra. I gruppi che singolarmente avevano combattuto contro l’inquinamento da combustibili fossili, contro l’inquinamento delle fabbriche e delle centrali elettriche, i rifiuti tossici, i pesticidi, la progressiva desertificazione e l’estinzione della fauna selvatica, improvvisamente compresero di condividere valori comuni. Migliaia di college e università organizzarono proteste contro il degrado ambientale: da allora il 22 aprile prese il nome di Earth Day, la Giornata della Terra.

La copertura mediatica della prima Giornata Mondiale della Terra venne realizzata da Walter Cronkite della CBS News con un servizio intitolato “Giornata della Terra: una questione di sopravvivenza”. Fra i protagonisti della manifestazione anche alcuni grandi nomi dello spettacolo statunitense tra cui Pete Seeger, Paul Newman e Ali McGraw.

La Giornata della Terra diede una spinta determinante alle iniziative ambientali in tutto il mondo e contribuì a spianare la strada al Vertice delle Nazioni Unite del 1992 a Rio de Janeiro.

Nel corso degli anni l’organizzazione dell’Earth Day si dota di strumenti di comunicazione più potenti arrivando a celebrare il proprio ventesimo anno di fondazione con una storica scalata sul monte Everest in cui un team formato da alpinisti statunitensi, sovietici e cinesi, realizzò un collegamento mondiale via satellite. Al termine della spedizione tutta la squadra trasportò a valle oltre 2 tonnellate di rifiuti lasciati sul monte Everest da precedenti missioni.

Nel 2000, grazie alla diffusione di internet, lo spirito fondante dell’Earth Day ed in generale la celebrazione dell’evento vennero promosse a livello globale. L’evento che ne conseguì riuscì a coinvolgere oltre 5.000 gruppi ambientalisti al di fuori degli Stati Uniti, raggiungendo centinaia di milioni di persone, e molti noti personaggi dello spettacolo come l’attore Leonardo di Caprio.

Nel corso degli anni la partecipazione internazionale all’Earth Day è cresciuta superando oltre il miliardo di persone in tutto il mondo: è l’affermazione della “Green Generation”, che guarda ad un futuro libero dall’energia da combustibili fossili, in favore di fonti rinnovabili, alla responsabilizzazione individuale verso un consumo sostenibile, allo sviluppo di una green economy e a un sistema educativo ispirato alle tematiche ambientali.

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LA TERRA, L’UNICA CASA CHE ABBIAMO MAI CONOSCIUTO

“Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita.”
Carl Sagan

“Dopo aver fatto il giro della Luna e aver rivisto la Terra, il mio punto di vista sulla vita e sul mondo è cambiato: ho cominciato a pensare alla Terra come ad una navicella spaziale – sì, proprio come l’Apollo – in cui i membri dell’equipaggio devono collaborare e convivere. Dobbiamo imparare a gestire le risorse del nostro pianeta con più creatività.”
Jim Lovell

“Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.”
Jurij Gagarin

Nel corso della storia la terra è passata da essere la nostra casa ad essere una risorsa. O per meglio dire è l’uomo che, inconsciamente, ha cambiato il proprio modo di identificarla, iniziando a riconoscerla esclusivamente come una fonte da cui attingere a proprio piacimento. Questo ha portato alla nascita del consumismo volto al soddisfacimento indiscriminato di bisogni che prima di allora non sono mai stati definiti come essenziali. Esso nella società moderna ha significato uno sfrenato e inarrestabile utilizzo delle risorse che la natura ci mette continuamente a disposizione, portando ormai regolarmente ad un loro esaurimento molto prima del tempo e ad una progressiva compromissione dell’equilibrio uomo-terra. Il rispetto per i tempi necessari ai prodotti della terra per nascere, crescere e rendersi disponibili è infatti scomparso. Tutto deve essere pronto, a disposizione, sempre e subito. Tutti devono avere, possedere e consumare. L’importanza del mantenimento di questo equilibrio è venuta meno, sopraffatta da una mentalità incentrata sull’eterna crescita economica.

Questo perchè l’ambiente è troppo spesso relegato ai margini della politica. Per anni infatti non ha mai rappresentato un tema centrale nelle politiche nazionali, internazionali e mondiali. Quasi nessuno, ad eccezione di pochi, ha mai pensato davvero di mettere in pratica azioni reali e tempestive di gestione delle sempre maggiori problematiche ambientali e climatiche, senza trasmettere alcuna preoccupazione nella testa delle persone. E così di conseguenza esso resta fuori dal pensiero della massa. Perché tanto è ancora presto. Il problema è lontano, non mi riguarda. Se la vedranno le generazioni future, saranno loro a trovare una soluzione.

Percorriamo tutti, o quasi, una strada sbagliata che nonostante ciò stanno insistendo a farci costruire e che non porterà a nessuna soluzione. E i primi a farne le spese sono gli esseri viventi. E’ così che le foreste hanno iniziato a scomparire. Al loro posto monocolture intensive, cariche di pesticidi e diserbanti per garantire sempre quella continua crescita costante, e in solo apparente salute. Mari e fiumi hanno iniziato a riempirsi di strane sostanze chimiche derivanti dai processi industriali, ma anche di liquami, rifiuti, plastica e petrolio. L’aria è diventata inquinata, sempre più calda, carica di CO2 ed altri gas di natura antropica. Gli animali, da fedeli coinquilini del Pianeta, hanno visto i loro ecosistemi modificarsi troppo rapidamente senza poterne tenere il passo, trasformandosi in grandi gabbie mortali per molte specie. Altri di loro in gabbie hanno iniziato perfino a nascerci, diventando oggetti di consumo e macchine da produzione. Questa non è più vita.

Ma quindi il nostro Pianeta sta morendo? tante volte lo abbiamo sentito dire alla tv, lo abbiamo letto sul giornale o su internet. Ma non è così, la terra andrà avanti come ha fatto per miliardi di anni, cambieranno un po’ di cose questo è sicuro, ma il pianeta sopravviverà a questa malattia.

Quindi No, siamo noi che stiamo morendo. Senza questo fragile equilibrio che governa la terra l’uomo non sarebbe in grado di sopravvivere. Ci sono voluti milioni di anni di evoluzioni, cambiamenti climatici e ambientali per portare a tutto ciò come oggi lo conosciamo e come è essenziale per la sopravvivenza nostra e di migliaia di altre specie. Ora è il momento di capirlo, perché basta un solo attimo per distruggere tutto.

Guardare il mondo dalla Cupola è indescrivibile. Si ha il senso di fragilità del pianeta Terra, con la sua atmosfera sottilissima, e dell’incredibile bellezza di questo gioiello sospeso nel velluto nero dello spazio.

Luca Parmitano
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Lo sapevi che ci sono molte abitudini pasquali a cui fin da piccolo sei stato abituato ma che vanno in contrasto col benessere dell’ambiente?

“Mi stai dicendo quindi che devo rinunciare al gusto della tradizione?” No, ovviamente! Esistono però alternative consapevoli, responsabili e sostenibili e leggendo questa guida potrai conoscerle e renderle abitudinarie per la tua famiglia!


ATTENZIONE ALLE UOVA!

Per essere buono deve anche essere amico del pianeta! Il cioccolato non ha solo un impatto economico ma anche ambientale, la sua produzione infatti non è sempre “pulita” (a livello di sfruttamento dei lavoratori, in alcuni casi addirittura minori) né ecologica (il cacao viene coltivato intorno all’equatore, quindi deve percorrere una certa distanza prima di trasformarlo nei prodotti di cioccolato che produciamo e consumiamo nel nostro paese scegliamo quindi la certificazione biologica e le certificazioni che attestino il rispetto di criteri di sostenibilità ambientale e sociale quali ad esempio Rainforest, UTZ, Fairtrade. Fate attenzione anche all’involucro: la maggior parte delle volte si tratta di materiale non riciclabile! Opta per uova amiche dell’ambiente, avvolte in teli di carta, seta o cotone. Spesso enti, associazioni o realtà del territorio realizzano uova


OCCHIO ALLA SPESA!

Come per ogni giorno, una spesa sostenibile è il primo passo per tutelare il nostro pianeta! Compra di stagione e km 0: aiuterai l’economia locale e ridurrai l’impatto del trasporto (spesso anche del portafoglio!).

PERCHE’ DI STAGIONE? Uno dei piccoli gesti che può far la differenza per ridurre l’impatto ambientale è quello di scegliere prodotti di stagione: questi infatti hanno bisogno di una quantità nettamente inferiore di pesticidi e concimi chimici usati solitamente per eliminare i parassiti, in quanto le piante costrette a crescere in altri periodi risultano maggiormente debilitate e sono più facilmente vittime di insetti indesiderati. Inoltre garantiscono il meglio delle loro proprietà nutritive!

La coltivazione di frutta e verdura fuori stagione risulta essere poi un fattore inquinante per la terra in quanto è un processo industriale che richiede l’apporto di energia artificiale. Questi prodotti vengono raccolti acerbi per poi farli maturare in apposite celle frigorifere diminuendo nettamente la loro qualità. Acquistare prodotti di stagione dunque è sicuramente più salutare e decisamente meno inquinante.

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PERCHE A KM 0? Nei supermercati oggigiorno siamo abituati a trovare qualsiasi prodotto, ogni nostra voglia viene soddisfatta, ma abbiamo mai pensato quanti km di distanza ci sono tra produttore e consumatore? Per esempio, nonostante nel nostro paese si coltivino arance, queste vengono importate dalla Spagna percorrendo 1800 km su strada ed emettendo 245 kg di CO2 nell’atmosfera. A questo poi dobbiamo aggiungere tutto il packaging, nella maggior parte dei casi di plastica, necessario per il loro trasporto e la loro vendita nei nostri supermercati, senza considerare il prezzo al quale sono venduti per poter sostenere i costi di trasporto ed imballaggio. Altro caso eclatante è quello dell’avocado dietro al quale si cela un misterioso lato oscuro con risvolti ambientali e sociali catastrofici.

I prodotti a km 0, definiti anche filiera corta, sono invece prodotti locali venduti vicino alle zone di produzione che garantiscono una maggior qualità e freschezza e vengono venduti ad un prezzo più contenuto.


PROVA IL VEGETARIANO!

Quest’anno perché non provare a celebrare Pasqua senza crudeltà? Prova il vegetariano! Per una Pasqua felice per voi, per gli animali e per l’ambiente.

NON SAI DA DOVE INIZIARE? Potete trovare tantissime alternative ai piatti classici, come ad esempio delle gustose polpettine di pane e melanzane (utile anche per riutilizzare il pane secco) o delle croccanti frittelle di zucchine. soprattutto in questo giorno cerchiamo di ridurre al minimo il consumo di carne scegliendo alternative vegetariane.


EVITIAMO GLI SPRECHI

Cucina il giusto senza esagerare per evitare sprechi inutili! Ricordati di conservare il cibo avanzato o non utilizzato, ti tornerà sicuramente utile nei giorni successivi. Inoltre con un po’ di fantasia potrai reinventarti piatti gustosi a partire dai tuoi avanzi.


DECORAZIONI RICICLATE!

Sei amante delle decorazioni? Ti piace addobbare casa tua anche durante il periodo pasquale? Come ogni cosa anche questa può essere realizzata in modo green! Ecco qualche consiglio per creare bellissime decorazioni semplicemente con ciò che trovi in casa:

ANIMALETTI DI CARTONE: ricordatevi prima di tutto di conservare i cartoni delle uova e mettere da parte una buona dose di fantasia. Per creare i vostri animaletti tagliate ciascun “portauova”, prendetene due e colorateli a seconda dell’animale scelto. Date spazio alla creatività per decorarli al meglio! Un’idea perfetta per divertirsi con i propri figli o nipotini.

CONIGLIETTI CON ROTOLI DI CARTA IGIENICA: ecco una delle decorazioni pasquali più amate dai bambini. Iniziate già nei giorni prima a conservare tutti i rotoli di carta igienica che riuscite. Preparate tutto ciò che può tornavi utile e che avete a portata di mano: colori, fogli colorati, pennarelli, bottoni, forbici e altro ancora! Tagliate due strisce sottili da un rotolo, così da usarle come orecchie. E, per il resto, sbizzarritevi per creare tanti bellissimi conigli!

PIANTINE NEI GUSCI D’UOVO: Niente fa più primavera che riempire la casa di fiori. Ecco per voi un ottimo modo per realizzare dei vasetti semplicemente con dei gusci d’uovo! Prima di tutto fate attenzione quando aprite le uova a conservarne intatte le parti inferiori, occorrerà poi lavarle molto bene. Una volta che i gusci saranno asciutti, se volete potete colorarli e decorarli a vostro piacimento. Infine riempiteli di terra e metteteci i fiori o le erbe che più vi piacciono. Quando il periodo sarà finito, non buttateli! Potete piantarli così come sono in un bel vaso, per far crescere rigogliose le vostre piantine. Delle vere decorazioni pasquali green e durature!


ULTIMI ARTICOLI

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Da tradizione religiosa, ogni anno, nel periodo pasquale vengono uccisi crudelmente circa 800mila agnelli. Questi sono frutto di nascite e crescite programmate per soddisfare i bisogni di questa tradizione attorno alla quale è nato un vero e proprio business di cui agnelli e capretti sono le vittime. Basti pensare che ogni anno le nascite degli agnellini vengono programmate in modo da aumentare fino al 90% in tempo per la macellazione prima della festività pasquale. Ad essere uccisi per il consumo di carne sono esclusivamente i maschi, intorno ai 30-40 giorni, in quanto non sono in grado di produrre latte e quindi il loro mantenimento non genererebbe alcun profitto. Ma al di fuori delle festività, in cui il loro consumo è notevolmente maggiore, allevare agnelli maschi risulta antieconomico e controproducente. Per questo motivo in diversi allevamenti gli agnelli maschi vengono uccisi addirittura appena nati.

800k

Agnelli uccisi

5mln

Kg di carne di agnello prodotta con solo scopo alimentare

35%

Percentuale di agnelli salvati con la pandemia

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Ecco quindi 3 buoni motivi per non mangiare l’agnello a Pasqua!

Gli agnelli, prima di essere uccisi, vengono stipati a decine e decine in gabbie piccole e anguste dove la paura regna e dalle quali fuggire è impossibile. I cuccioli, molto spaventati, molto spesso si feriscono con le grate metalliche delle gabbie nel vano tentativo di scappare. Le condizioni igienico sanitarie inoltre sono pessime e gli animali, sono maltrattati e picchiati dai loro carnefici continuamente. Durante il trasporto infatti alcuni operatori li lanciano senza alcun riguardo nei camion.


Un altro aspetto, spesso neppure preso in considerazione, riguarda il momento della separazione dei cuccioli dalle madri. Un allevatore afferma che le pecore, una volta che gli agnelli vengono portati via, continuano a belare e lamentarsi a lungo in cerca dei figli. Questo perché esse, come molti animali, sono etologicamente premurose, sensibili e molto legate ai propri cuccioli.


Gli agnelli vengono sottoposti, prima di essere uccisi, ad una pratica tremenda, la pesatura: i cuccioli vengono legati, issati per i carpi e pesati in gruppi. È una pratica illegale e comporta tantissimo dolore agli animali dalla quale non possono sfuggirne. Durante questa operazione infatti i cuccioli rimangono appesi anche per diversi minuti ferendosi da soli e provocandosi spesso strappi muscolari e ai legamenti.


L’elettronarcosi, la procedura di stordimento, in molti casi viene ripetuta più volte in quanto il tempo tra la scarica elettrica e la iugulazione è troppo lungo e nel frattempo gli animali si risvegliano. Purtroppo non di rado, quando vengono sgozzati, gli agnelli sono ancora coscienti perché essa non viene praticata correttamente. Il tutto avviene ovviamente davanti agli occhi terrorizzati degli altri cuccioli in attesa del loro turno per morire.

QUEST’ANNO UNISCITI A NOI, DI NO ALL’AGNELLO!

LE NOSTRE SCELTE HANNO IL POTERE DI CAMBIARE LE COSE.

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22.03.2019 – La giornata dove tutto ebbe inizio

Mi sembra ieri di aver aperto le note (con la stessa ansia di adesso) e aver preparato il messaggio che ha dato vita alla nostra associazione.

Personalmente non avrei mai immaginato. Era tutto un’imprevedibile ed enorme scommessa, unire sconosciuti, riallacciare rapporti: sarebbe bastato il solo amore per l’ambiente?

Oggi sono due anni da quel giorno. Due anni difficili, due anni di crescita. Due anni di evoluzione. Soprattutto quest’ultimo, che ha scombussolato un po’ tutti, per me è stato il più importante.

Come associazione ci siamo visti costretti ad interrompere il ciclo di mostre “Non Restare Indifferente” e a sospendere ogni attività in programma per il 2020. Oltre alla pandemia, ad aggravare la situazione, ci siamo trovati ad affrontare anche una crisi all’interno del direttivo e mille problemi burocratici imprevisti.

Avevamo tutte le scuse per mollare (e anche qualcuna in più). Poteva essere la fine di questo sogno, di tutto il mondo TrashTeam, ma abbiamo deciso di non arrenderci, INSIEME.

Lavorando sodo siamo infatti riusciti a ottenere una serie di conquiste, superando le nostre aspettative e quelle di chiunque altro. Ci siamo reinventati puntato sull’informazione creando contenuti informativi e rubriche ecologiche, e finalmente abbiamo realizzato il nostro sito. Appena è stato possibile abbiamo ripreso le spedizioni e iniziato la realizzazione di nuovo materiale artistico. Abbiamo realizzato un torneo di calcio e la tradizionale TrashCup nel pieno rispetto delle norme covid. Abbiamo ottenuto un cartello che attesta il nostro lavoro presso la curva del perdono e speriamo di riuscire appena possibile a inaugurarlo. Abbiamo iniziato a mettere le basi per il progetto scuole, entrando in progetti e reti attive.

È stato un’anno importante non solo per tutte queste cose ma perché, nonostante tutto, siamo ancora qui, più forti di prima: come associazione, come gruppo ma soprattutto come famiglia.

Grazie quindi a chi ci ha creduto dal primo giorno, quando non avevano nemmeno un nome.

Grazie a chi non ha mai mollato e lo ha visto crescere insieme a me, giorno dopo giorno.

Grazie a chi si è unito lungo il percorso e ha donato il suo tempo al TrashTeam.

Grazie a chi ci ha dato una possibilità.

Grazie al direttivo, vecchio e nuovo, e ai delegati: hanno lavorato sodo in questi due anni per far crescere e andare avanti l’associazione.

Grazie alla presidenza, che impazzisce con me giorno dopo giorno.

Grazie a Gabriele, il videomaker migliore del mondo che spende il suo tempo per noi e ci regala gioie con la sua arte.

Grazie a Erika, che, anche se nel direttivo, si merita un grazie speciale per tutto il lavoro svolto da quando è arrivata, per i pranzi e le cene e l’ospitalità e disponibilità infinita.

Grazie alla GAU per averci permesso di arrivare dove siamo oggi, insegnandoci a crescere e realizzarci non solo come associazione, ma anche come persone.

Grazie a chiunque abbia fatto una donazione credendo nei nostri progetti e aiutandoci ad andare avanti dove purtroppo il solo volontariato non basta.

Ma soprattutto, grazie a noi, a tutti noi. Non esisterebbe il TrashTeam senso questo. Siamo una famiglia.

Auguri a noi ragazzi! GRAZIE VERAMENTE PER AVER CREDUTO IN QUESTO SOGNO ❤️

La presidente

Michelle Milici

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FESTEGGIA IL NOSTRO ANNIVERSARIO INSIEME A NOI!

Partecipa anche tu alla pulizia Nazionale organizzata in occasione del secondo compleanno del TrashTeam!

Le regole sono molto semplici:

  • Forma il tuo Team: non importa se siete un associazione di tutela ambientale, una croce, un semplice gruppo di amici o una famiglia. TUTTI POSSONO PARTECIPARE!
  • Scegli il luogo della pulizia (assicurati di avere i permessi necessari in caso di torrenti e nel caso di parchi controlla l’apertura)
  • Decidi l’orario, qualsiasi tu voglia.
  • Inquadra il QR CODE e partecipa al nostro bingo: il tuo gruppo riuscirà a completare la sfida?

Condividi i tuoi risultati su Instagram utilizzando l’hashtag #TRASHDAY e taggandoci su instagram @thetrashteam!

Durante la spedizione ricordati di scegliere un luogo che consenta di mantenere la distanza minima di sicurezza. Ricordati inoltre di indossare sempre la mascherina!

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Il Dizionario Treccani definisce il Vandalismo come la tendenza a rovinare, distruggere, guastare senza necessità o per sciocca e malintesa ostentazione di forza, o anche per incapacità a comprendere la bellezza e l’utilità delle cose che si distruggono.

Cosa spinge degli adolescenti (o chi per esso) a deturpare con scritte apparentemente inutili, prive di senso, dei giochi per bambini? Con scritte e disegni poco consoni a essere letti e visti da bambini in tenera età? Questa è la domanda che tutti noi ci siamo posti sabato mattina nel ripulire i giardini della Doria da questi graffiti; e sia chiaro, definirli graffiti è pura gentilezza perché sono chiari atti di vandalismo.

Nessun aspirante writers, nessun emulatore di Banksy, la maggior parte sono solo scarabocchi. Non c’è bisogno di lasciare la vostra firma in giro in luoghi non consoni a questo tipo di cose così che altri ragazzi possano sapere che quella persona con quella determinata firma è stata anche li.

La A cerchiata, l’unica scritta con un significato, è però presente più volte: adolescenti (e non) che invocano l’anarchia senza saperne il significato solo perché probabilmente è uno dei graffiti più rappresentato e perché no, magari fa sentire “fighi” e pieni di sé nel farlo. O forse non sanno neanche cosa significa in realtà.

La nostra è un’associazione ambientalista: ripuliamo fiumi, boschi e strade dai rifiuti abbandonati, cerchiamo di sensibilizzare le persone sull’importanza della raccolta differenziata, sui cambiamenti climatici che stanno danneggiando il nostro pianeta e che sono un problema reale. Eravamo già venuti in questi giardini per ripulirli dalla sporcizia (trovate il post della giornata nella nostra pagina) ma quando abbiamo visto anche il degrado dei giochi abbiamo deciso di tornare e ripulirli, continuando anche la pulizia generale e raccogliendo 8 sacchi (quasi tutti pieni di coriandoli), 8 bottiglie piene di sigarette e un bicchiere pieno di tappi di birre.

Le condizioni di questi giochi ci hanno lasciato allibiti ed increduli, probabilmente perché sono nel nostro quartiere e molti di noi sono cresciuti giocando qui, ma il nostro scopo non è pulire graffiti, non è quello di cui ci occupiamo. Abbiamo deciso di porre rimedio a questa cosa perché ci sembrava ingiusta.

Noi ci stiamo provando a rendere il mondo un posto migliore, in tutti i sensi. Vi chiediamo di fare la vostra parte, ognuno di noi può cambiare le cose.

Alla prossima spedizione!

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A carnevale ogni scherzo vale: sì, ma solo se amico dell’ambiente! La festa più allegra dell’anno nasconde in realtà una doppia faccia, a carico dell’ambiente e del nostro ecosistema. ci sono tuttavia dei piccoli gesti che possono fare la differenza, senza nulla togliere alla versione classica.

Scopriamo quindi insieme come ralizzare una festa di carnevale zero waste!

1. CORIANDOLI COMPOSTABILI

La differenza tra degradabile e compostabile è ben diversa! Molte guide suggeriscono come “alternativa green” l’utilizzo di coriandoli di carta. Ma è davvero così?

“È difficile quantificare l’impatto dei coriandoli. Nel senso che tendenzialmente sono pezzettini di carta, ma ci sono anche quelli di plastica. I coriandoli di carta sono sicuramente meno impattanti, ma non direi più sostenibili, perché comunque sia un minimo impatto lo creano lo stesso.”

Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente

Pensateci! Gettiamo in aria migliaia e migliaia di rifiuti sminuzzati senza rendercene conto. Rifiuti che, per forma e colore, possono trarre in inganno la fauna locale scambiandola per cibo. Rifiuti che, in poco tempo, raggiungeranno le fognature e, nel peggiore dei casi, finiranno in mare.

La soluzione per non rinunciare a questa colorata tradizione? Coriandoli di foglie e petali di fiore! Realizzarli è gratis, sono divertenti da creare e 100% ecofriendly.

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2. REDUCE, REUSE, RECYCLE!

Hai veramente bisogno di un nuovo costume di carnevale?

Molti di questi abiti vengono utilizzati una sola giornata all’anno, per poi finire in qualche angolo in fondo all’armadio. Se proprio non puoi fare a meno del vestito preconfezionato scambia i tuoi costumi con gli amici o prendili in affitto. Non lasciare che il tuo capriccio diventi un rifiuto!

Sei un tipo creativo? Libera la fantasia! Realizza i tuoi costumi partendo da materiali di scarto, oppure ricrea gli outfit dei tuoi personaggi preferiti cercando nel tuo guardaroba: troverai sicuramente qualcosa di fattibile!

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3. SI AL TRUCCO, MA SOLO NATURALE E CRUENLTY FREE

Si sa, oltre a coriandoli e costumi l’altro protagonista indiscusso del carnevale è il trucco. Ma quanto danneggia il pianeta l’industria della cosmesi? Per essere coerenti al 100% scegliamo prodotti amici del pianeta e degli animali, senza agenti chimici che possono andare a inquinare i nostri mari o penetrare nella nostra pelle. Via libera quindi a pigmenti e coloranti naturali o prodotti comprati in aziende certificate!

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Andrea e Wei
Dalmine, Lombardia

“Ciao, io sono Andrea e con Wei da ormai qualche mese cerchiamo di pulire l’ambiente che ci circonda. Abbiamo iniziato dal fiume Brembo ed è lì che vogliamo concentrare le nostre forze. E’ un anno e mezzo ormai che porto avanti quest’attività, in quanto tengo molto al fiume vivendolo sia in occasione di camminate che, soprattutto, come pesca.
Ho conosciuto il TrashTeam tramite mio fratello, e appena ho letto la loro storia ho deciso di contattarli per alcuni consigli su come muoversi per poter cercare aiuto nella mia attività. Appena mi hanno proposto il progetto ambasciatori non ho avuto neanche un dubbio in quanto mi è sembrata una grande occasione poter far parte di un gruppo di persone che svolge la mia stessa attività ma che soprattutto si è organizzato come loro e che ha le loro ambizioni. Dopo averli conosciuti in videochiamata la voglia di fare è aumentata a dismisura e nonostante la distanza sento di essere dentro la squadra e di fare qualcosa di grande, quindi grazie per avermi dato questa opportunità e soprattutto siamo solo all’inizio 💪💪💪”

Cecilia
Torino, Como

“Mi chiamo Cecilia, ho 23 anni e sono nata e cresciuta a Torino.
Dopo essermi laureata in Accademia di Belle Arti, ho iniziato a lavorare a Lugano, occupandomi di comunicazione. La mia ricerca artistica è incentrata sull’essere umano e gli spazi che ha creato, in bilico tra le realtà naturali e i non luoghi.
Amo la natura e sin da piccola sono stata abituata a rispettarla, facendo gite e passeggiate all’aria aperta insieme alla mia famiglia. Passeggiando ci abituavano a conoscere il territorio e a raccogliere lo sporco lasciato in giro dagli altri.
Da quando avevo 17 anni circa ho iniziato ad appassionarmi di alimentazione naturale, avvicinandomi ancora di più alle tematiche ambientaliste e iniziando a studiare quanto le nostre abitudini quotidiane impattano globalmente. Ho deciso così di diventare vegetariana.
Ho conosciuto il TrashTeam attraverso Instagram e subito ho amato i loro progetti! Credo molto in una rivoluzione giovanile che si basi sulla presa di coscienza e sull’azione pratica, che possa unire negli spazi collettivi persone provenienti da qualsiasi contesto. Da subito ho desiderato collaborare con loro, volendo unire la ricerca artistica all’impegno etico.”

Antonio, Reggio Calabria

“Mi chiamo Antonio Costantino, ho 28 anni e abito tra Reggio Calabria e Como.
Sono laureato in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti e lavoro con materiale naturale come argilla, legno, pietra e spesso materiale riciclato.
Sono da sempre molto attento alla cura degli animali e dell’ambiente.
Ho spesso partecipato a iniziative di pulizia di strade/ parchi e spiagge organizzate da gruppi di cittadini e associazioni culturali negli anni dell’università.
Ho realizzato con “Medecins du Monde” un progetto di inclusione tramite l’arte, dedicato agli immigrati minorenni ospiti di una struttura della periferia della città, per un mese nell’estate del 2017. Negli ultimi anni, lavoro insieme a Cecilia su operazioni artistiche dedicate alla sensibilizzazione del pubblico su temi ambientali e sociali.
Ho conosciuto il TrashTeam su Instagram e sono rimasto affascinato dai progetti che hanno realizzato e ho voluto subito mettermi in contatto.
Non vedo l’ora di poter collaborare attivamente con tutti voi!”

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