Con allevamento intensivo o allevamento industriale (factory farming) si intende una forma di allevamento che utilizza tecniche industriali e scientifiche per ottenere la massima quantità di prodotto al minimo costo e utilizzando il minimo spazio, tipicamente con l’uso di appositi macchinari e farmaci veterinari

Wikipedia
COS’è UN ALLEVAMENTO INTENSIVO?

E’ un tipo di allevamento che prevede la custodia, la crescita e la riproduzione degli animali in spazi ristretti e confinati, spesso parzialmente chiusi.

Punta:

  • all’ottimizzazione degli spazi dedicati all’animale e alle fasi operative.
  • alla standardizzazione delle caratteristiche fisico-qualitative e operative della filiera di produzione.
  • alla riduzione dei costi unitari in rapporto alla qualità del prodotto finale.
  • alla riduzione delle ore di manodopera necessaria alla produzione.

Gli animali sono tenuti in spazi più o meno ristretti, allo scopo di massimizzare l’uso dello spazio disponibile e semplificare le operazioni di nutrimento e cura. In base alla specie allevata, ad ogni animale spetta da 1 m² a 2 m² di spazio.

“Farm Project” by John Wildgoose

Le loro condizioni fisiche e il loro stato di salute, vengono tenuti sotto controllo sia attraverso misure igieniche sia per mezzo di farmaci. L’altissima concentrazione di animali negli allevamenti intensivi è infatti la principale causa dell’insorgere periodico di svariate malattie. In questi allevamenti l’uso di farmaci, è stato diffuso, sia per prevenire l’insorgere di epidemie, sia come stimolanti per la loro crescita, portando il diffondersi di nuove forme di batteri resistenti ad essi. La somministrazione preventiva rappresenta ad oggi una delle principali fonti di utilizzo di farmaci. Metà degli antibiotici utilizzati nel mondo e circa il 44% di quelli usati negli Stati Uniti vengono somministrati agli animali da allevamento, principalmente per tenere lontane malattie che altrimenti si diffonderebbero inevitabilmente negli allevamenti industriali. Essi rimangono spesso nei tessuti degli animali arrivando di conseguenza fin sulla nostra tavola.

Pensate che per produrre 1 kg di carne sono impiegati mediamente 100 mg di antibiotico!!!

Ciò significa, per l’italiano medio e consumatore di circa 87 kg di carne ogni anno, ingerire involontariamente quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti alla somministrazione di circa 4 terapie antibiotiche ogni anno.

A causa di tutti questi pericoli l’Unione Europea ha preso un importante decisione, a partire dal gennaio 2022 vieterà l’utilizzo routinario degli antibiotici, inclusa la somministrazione preventiva.

L’IMPATTO DELL’ALLEVAMENTO INTENSIVO VA MOLTO AL DI Là DEI CONFINI DEL CAPANNONE IN CUI SONO ALLEVATI GLI ANIMALI.

Le altre problematiche riguardano:

  • Un enorme superficie di terreno dedicata alle monocolture chimiche di cereali e soia per il mangime degli animali. Le attività legate all’allevamento su grande scala sono causa di un impoverimento delle risorse naturali del territorio. Molti paesi disboscano ampie parti di territorio per far posto ai pascoli. Questo provoca inimmaginabili conseguenze, tra cui la diminuzione della capacità di assorbimento dell’anidride carbonica e la distruzione della biodiversità.
  • Il continuo calpestio del suolo da parte delle grandi mandrie che compatta il terreno riducendo l’assorbimento delle piogge dando luogo a numerosi fenomeni di desertificazione.
  • Le emissioni di gas serra prodotte dall’industria del bestiame, le quali contribuiscono al 14.5% di quelle prodotte dall’uomo a livello mondiale. Gravi sono anche i dati riguardanti il particolato atmosferico, che indicano gli allevamenti intensivi come la seconda causa di inquinamento da polveri sottili. Con essi come traino, il numero degli animali allevati è destinato a raddoppiare entro il 2050 e di conseguenza anche l’inquinamento atmosferico.
  • Le feci provenienti da enormi quantità di animali concentrati in aree relativamente piccole, le quali causano inquinamento delle falde acquifere e la contaminazione dell’acqua da parte di colibatteri. Inoltre i reflui zootecnici sono ricchi di azoto e la loro dispersione nelle acque superficiali provoca gravi danni a causa dell’eutrofizzazione cioè sovrabbondanza di nitrati e fosfati.

Per risolvere quest’ultimo problema è indispensabile usufruire di impianti di depurazione.

L’allevamento di bestiame necessita poi di enormi quantità d’acqua:

  • 3900 L per un kg carne di pollo
  • 4900 L per un kg di carne di suino
  • 15500 L per un kg di carne di mucca

Fino a 2 miliardi di persone al momento stanno soffrendo per la scarsità di risorse idriche ed è probabile che questo numero cresca a 4-7 miliardi entro il 2050, ovvero più della metà della popolazione mondiale.

Ogni anno, globalmente, vengono allevati circa 70 miliardi di animali al mondo; addirittura il 60% dei mammiferi terrestri trascorre la propria esistenza qui.

Derivano da allevamenti intensivi:

  • il 70% della carne di pollame
  • il 50% di carne di maiale
  • il 40% di carne bovina
  • il 60% delle uova

Solo In Italia:

  • L’85% dei polli sono allevati intensivamente,
  • Oltre il 95% dei suini vivono in allevamenti intensivi,
  • Quasi tutte le vacche da latte non hanno accesso al pascolo.
  • Un terzo della raccolta mondiale di cereali viene utilizzato per alimentare il bestiame industriale mentre quasi tutta la produzione mondiale di soia viene data come mangime agli animali allevati industrialmente sotto forma di farina di soia. Per ogni 100 calorie di cereali commestibili utilizzati come mangime per il bestiame, otteniamo solo 30 calorie sotto forma di carne o latte; una perdita del 70%.
  • Almeno un terzo del pescato complessivo mondiale non raggiunge mai una bocca umana; una larga parte di esso viene destinata ad alimentare pesci allevati, suini e pollame.
  • Ogni anno viene abbattuta un’area di foresta pari alla metà della Gran Bretagna, prevalentemente per coltivare mangime per animali e allevare bestiame.

CONCLUSIONE

Queste sono solo alcune informazioni e dati relativi all’impatto ambientale della carne, mostrano quanto la nostra scelta alimentare può influire sia sulla nostra salute che sulla salute del pianeta. Ognuno è libero di mangiare ciò che vuole quanto vuole ma è importante che ognuno sia a conoscenza delle conseguenze di determinate azioni. Come sempre quello che diciamo noi è: con una semplice e piccola azione possiamo cambiare il mondo e fare la differenza.