Sorrentipity X TrashTeam
Il 1 maggio si avvicina e, si sa, non c’è nulla di più allettante di una grigliata insieme agli amici. La festa dei lavoratori non ferma l’impegno costante di chi opera nei confronti dell’ambiente che anche in questa giornata non deve venire meno. Ecco qualche consiglio!

Partiamo dal presupposto che limitare il consumo di carne è uno dei primi passi importanti per aiutare il nostro pianeta. Se oggi siete qui, davanti al vostro schermo, a leggere questo articolo difficilmente mi viene da pensare di parlare a vegetariani o vegani. Ma non per questo dobbiamo dimenticarci del nostro pianeta. Vediamo quindi come rendere il più green possibile una grigliata con gli amici e come ridurre l’impatto che (inevitabilmente) queste comportano.

IL FUOCO

Nel panorama green oggi possiamo trovare innumerevoli alternative ecologiche per accendere un fuoco tutelando l’ambiente. Partiamo dalla diavolina ecologica: non contiene petrolio e non produce pertanto il caratteristico odore degli accendifuoco classici. è formata soltanto da segatura compressa e oli vegetali ed essendo inodore non altera gli aromi e i sapori dei cibi. Un’altra cosa importante da tenere presente è la carbonella ecologica: la composizione, interamente vegetale non va a discapito dell’efficienza: ha un elevato potere calorifico di lunga durata, nulla da invidiare alla tradizionale e più inquinante carbonella. Ricerca inoltre la certificazione delle materie prime naturali e legno di provenienza FSC. L’alternativa migliore rimane comunque procurarsi da soli la legna, sia dal punto di vista del risparmio, che della cura dell’ambiente. Oltre a evitare di generare rifiuto (l’involucro) perche non ”potare” e curare i sentieri del luogo? Aiuterete la vegetazione eliminando il secco, la viabilità dei sentieri e rimmarette coerenti al km0.

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LA CARNE

Mangiare è importante, ma mangiare cibo di qualità nel rispetto dell’ambiente (e dell’animale) lo è ancora di più. Ormai è risaputo l’impatto ambientale della carne e di tutto quello che c’è dietro a questo business. Attenzione alla provenienza e al tipo di allevamento: quello intensivo è responsabile, da solo, del 15% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica. Scegliamo quindi le tradizionali aziende agricole che curano e seguono la vita dell’animale nel pieno rispetto, prediligiamo prodotti di cui conosciamo la provenienza, e perchè no, magari cacciati nel territorio.

NO AI PRODOTTI CONFEZIONATI

La produzione di alimenti industriali incoraggia la realizzazione di imballaggi sempre più complessi per proteggere i prodotti, ma molto spesso troppo voluminosi e inutili. Imballaggi che diventeranno rifiuti e incrementeranno ulteriormente i catastrofici dati del consumo di plastica. Ridurre gli imballaggi significa inoltre risparmiare denaro e contenere i costi di trasporto, con conseguente limitazione delle emissioni inquinanti lungo le strade e nel corso della catena produttiva. Il modo più semplice per eliminare il problema? cucinare noi stessi i pasti o comprare prodotti sfusi della quantità necessaria. La maggior parte dei negozi specializzati nella vendita sfusa inoltre è di origine biologica.

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USA E GETTA? NO GRAZIE!

Basta stoviglie mono uso! L’Italia ha compiuto un importante passo avanti contro l’uso, o meglio l’abuso, della plastica. Con 215 voti a favore, 19 contrari e un astenuto, il Senato ha approvato la Legge di delegazione europea 2019-2020, che conferisce al Governo la delega per il recepimento – entro il 3 luglio – della direttiva europea Single Use Plastic (SUP), che riguarda l’utilizzo dei prodotti di plastica monouso come posate, bicchieri e cannucce. Fino a questa importante data non cediamo alla tentazione dell’usa e getta ma prediligiamo stoviglie d’acciaio, vetro o ceramica portate da casa. Per i più pigri e maldestri l’alternativa sono i prodotti compostabili: al giorno d’oggi esistono tutte le tipologie di piatti, bicchieri e posate: a voi solo la scelta!

le bevande giuste

Partiamo dall’acqua che non manca mai, portiamoci dietro una borraccia evitando così di comprare i classici cestelli al supermercato che si magari possono essere a prima vista così comodi ma che in men che non si dica non diventeranno altro che un rifiuto in più! I vantaggi delle borracce sono notevoli: sono più igieniche rispetto alla plastica PET, sono resistenti agli urti e quindi ideali per essere trasportate, inoltre quelle termiche consentono di mantenere i liquidi caldi fino a 12 ore e quelli freddi fino a 18 ore. Per quanto riguarda le bibite non per forza dobbiamo cercarle tra gli scaffali di un supermercato, anzi molto spesso le alternative le troviamo direttamente a casa nostra basta un po’ di tempo e ingegno! Dalle più semplici spremute d’arancia, al thè freddo fatto in casa fino a delle buonissime centrifughe di frutta e/o verdura. Tutta salute, nostra senz’altro ma anche dell’ambiente, possiamo riutilizzare bottiglie in vetro o munirci anche qui di borracce o thermos! Amanti del vino? Compriamo quello sfuso! Andremo a consumare un minor numero di bottiglie di vetro e potremo anche riempirle più e più volte, che cosa c’è di meglio?

DIFFERENZIATI

Non c’è molto da dire, la raccolta differenziata dovrebbe essere quotidianità e non dovrebbe più esistere il bisogno di ribadire questo concetto. Esistono diverse App per aiutarti nello corretto smaltimento dei rifiuti oppure vieni a scoprire la nostra rubrica #DoveLoButto? dove tutti i dubbi sulla differenziata degli oggetti più strani verranno svelati.

LE ALTERNATIVE VEG

Chi lo ha detto che la grigliata perfetta è solo a base di carne? Puristi, non storcete il naso! Esistono tantissime ricette che non vi faranno rimpiangere la presenza di carne. A partire dai formaggi grigliati come ad esempio tomini e caciotte (ma anche la semplice mozzarella non vi deluderà) fino ad arrivare alle classiche verdure: pomodori, melanzane, zucchine.. il mondo vegetale, con un po’ di fantasia, vi offrirà tantissime idee per ricette nuove, colorate e ricche di sapori.

OCCHIO ALLO SPRECO

Sembra una cosa banale, ma non lo è. Spesso quando organizziamo pranzi o cene tendiamo ad acquistare molto più cibo del dovuto. Un vizio molto comune che ci accomuna tutti. Il risultato? Un inutile spreco, soprattutto se quello che viene cucinato finisce poi nella spazzatura. Compra il giusto e valuta le porzioni. In questo modo eviterai gli sprechi e l’ambiente ti ringrazierà. In caso di avanzi conservali e comsumali il giorno dopo: non avrai nemmeno bisogno di metterti ai fornelli! Se invece il cibo risulta avariato, gettalo nel contenitore dell’umido o in alternativa nella tua compostiera.

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Oggi nella nostra rubrica #PAUSAGREEN vogliamo parlarvi di una bella iniziativa targata Niantic, per avvicinare tutti gli allenatori di Pokémon ad una visione del mondo e ad un pensiero più sostenibile tramite sfide concrete, premiate attraverso ricompense virtuali nel gioco.

Per la settimana della sostenibilità Niantic invita infatti tutti i giocatori e i membri della comunità a unirsi per supportare il nostro pianeta, un passo alla volta. A partire da martedì 20 aprile fino a domenica 25 aprile scopri tutte le sfide e i vantaggi dedicate all’ambiente, in particolare durante queste periodo assisteremo ad una frequenza di apparizione aumentata per i seguenti pokemon :

  • Binacle, il Pokémon Bimano, farà il suo debutto in Pokémon GO.
  • Pokémon simbolici legati al mondo dell’inquinamento come Grimer (il pokemon formato da una melma organica velenosa) , Drilbur, Trubbish (letteralmente un sacco di rifiuti), Ferroseed e tanti altri appariranno più spesso allo stato selvatico. Con un po’ di fortuna, potremmo incontrare un Trubbish cromatico.
  • I seguenti Pokémon si schiuderanno dalle Uova da 5 kmDiglett, Tangela, Goldeen, Budew, Cherubi, Finneon e Drilbur, la redazione ricorda di compiere questi km in modo ecosostenibile.
  • Vileplume, Exeggutor di Alola, Trubbish, Binacle e tanti altri appariranno nei raid.
  • Completando la ricerca sul campo esclusiva dell’evento per incontrare Cottonee, Chespin, Binacle e tanti altri.
  • Sarà disponibile anche una ricerca a tempo esclusiva dell’evento.
  • Nel negozio sarà disponibile una maglietta dedicata alla settimana della sostenibilità per l’avatar.
Binacle, il Pokémon ispirato al cirripide Capitulum Mitella.

Le sorprese però non finiscono qui, perché questi bonus su Pokémon GO fanno da ottimo contorno a una campagna di sostenibilità intrapresa da Niantic e trasversale a tutte le sue applicazioni.

L’intenzione dell’azienda americana è quella di invogliare tutti i suoi giocatori a compiere piccoli gesti in favore dell’ambiente che possano essere svolti in completa sicurezza a causa della pandemia.

Per maggiori informazioni sull’evento clicca qui

A seguire alcuni estratti dell iniziativa Niantic:

“Quest’anno ci stiamo concentrando sull’enorme impatto che possono avere le azioni individuali e intenzionali sulla lotta al cambiamento climatico e sulla cura del nostro pianeta in modo sostenibile. Unitevi a noi e allo stesso tempo guadagnate ricompense di gioco!

  • I giocatori possono sbloccare 3 livelli di ricompense di gioco svolgendo una delle seguenti azioni: prenderdsi cure della comunità , adottare una nuova pratica per la sostenibilità, fornire un contributo a una causa locale incentrata sulla sostenibilità;
  • Documentate l’azione per la sostenibilità postando una foto e una descrizione del vostro operato utilizzando l’hashtag #SustainableWithNiantic e taggate @NianticLabs su Twitter, Facebook o Instagram. Se desiderate che il vostro impegno venga ricompensato nel gioco, assicuratevi di pubblicare sui social tra le 19:00 CET (18:00 UTC) del 20 aprile e le 00:59 CET del 24 aprile (23:59 UTC del 23 aprile).
Prendersi cura della comunità

È importante che ognuno di noi si senta incoraggiato a prendersi cura del proprio quartiere e degli spazi pubblici a nostra disposizione. Ecco alcune idee su come avere un impatto positivo sulla comunità:

  • Uscite e raccogliete la spazzatura: indossate dei guanti e una mascherina, prendete un secchio o una borsa riciclabile per raccogliere i rifiuti o persino una pinza raccogli rifiuti se ne possedete una.
  • Piantate un albero, un arbusto o piante autoctone: se avete un po’ di spazio in casa o il permesso di piantarle in uno spazio pubblico, consultate un esperto locale per scoprire quali sono le piante più adatte a quell’ambiente.
  • Costruite un rifugio per api: cercate come incoraggiare in modo sicuro gli impollinatori a visitare il vostro cortile o gli spazi verdi che vi circondano.
Adottare una nuova pratica per la sostenibilità

Ciascuno di noi può apportare alla nostra vita di tutti i giorni cambiamenti che siano in grado collettivamente di avere un enorme impatto sul nostro pianeta. Vi invitiamo a considerare le vostre abitudini quotidiane e ad adottarne una che sia sostenibile. Alcuni esempi possono essere:

  • Spostatevi in modo sostenibile: utilizzate la bicicletta o fate una passeggiata.
  • Diventate esperti del fai-da-te: imparate come riparare qualcosa che stavate per gettare via invece di comprare qualcosa di nuovo.
  • Preferite il riutilizzabile al monouso: eliminate un prodotto monouso dalla vostra vita e rimpiazzatelo con qualcosa che durerà a lungo come borse per la spesa riutilizzabili o borracce per l’acqua.
Fornire un contributo a una causa locale incentrata sulla sostenibilità

Ci sono diverse organizzazioni nel mondo che svolgono un lavoro incredibile per aiutare il nostro pianeta se non ne conoscete a Genova sappiate che noi siamo proprio una di quelle associazioni alla quale si rivolge questa azione: il TRASHTEAM infatti si occupa di fare cose come pulire i luoghi pubblici, piantare alberi, campagne di sensibilizzazione ambientale, o comunque sposate una causa che vi sta a cuore o fate una donazione a un’organizzazione locale per migliorare la comunità

  • Supportate una causa locale: cercate organizzazioni vicino a voi impegnate nella difesa dell’ambiente per scoprire come poterle aiutare.
  • Offrite il vostro tempo e fate volontariato: cercate modi con cui prendere parte a una causa che vi sta a cuore: ci sono tantissimi modi per aiutare senza nemmeno uscire di casa. a noi serve sempre una mano se volete aiutarci con il vostro tempo qui il link
  • Imparate di più sull’ambiente che vi circonda: scoprite di più sui problemi ambientali che caratterizzano il quartiere e la regione in cui vivete e agite.

Condividete la causa che state sostenendo su Twitter, Facebook o Instagram e spiegate il motivo per cui avete scelto di supportarla, postate una foto del logo o del sito Web o taggate le sue pagine social, taggate @NianticLabs e usate l’hashtag #SustianableWithNiantic per essere ricompensati all’interno del gioco!

Sempre più aziende e organizzazioni scelgono di impegnarsi per l’ambiente, proprio come noi, che già da tempo ci impegniamo per la divulgazione dei sani principi dell’ecosostenibilità con iniziative anche molto simili per esempio la sfida social che abbiamo realizzato in occasione del nostro compleanno. Noi, da parte da attiva di questa movimento, non possiamo fare altro che notare e sostenere queste iniziative per farle crescere sempre di più. Più saremo a partecipare e più bonus avremo, ma soprattutto avremo la gratificazione di aver contribuito a prenderci cura del nostro pianeta. quindi..

ALLA PROSSIMA!


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DESCRIZIONE IMPUTATO:

La soia è un legume ( il cui nome scientifico è “Glycine max“) che viene largamente usato per l’alimentazione dell’uomo e degli animali da allevamento. Una parte è usata anche come fertilizzante, nonché per usi industriali. Ad oggi è uno dei prodotti alimentari più coltivati nel mondo. La produzione mondiale si attesta attualmente a circa 353 milioni di tonnellate (dati 2017, FAO).

Oggi, i massimi produttori di soia sono, nell’ordine, gli Stati Uniti d’America, il Brasile e l’Argentina, che precedono la Cina e l’India e producono in tre circa l’80% della produzione mondiale (dati 2009, FAO)

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LE ACCUSE DEL PROCESSO

“A causa del costante aumento in tutto il mondo del consumo di carne, negli ultimi 20 anni la produzione di soia è quasi raddoppiata raggiungendo i 210 milioni di tonnellate. Un trend che dovrebbe mantenersi costante anche in futuro, la domanda infatti dovrebbe superare le 300 milioni di tonnellate. Questa altissima produzione provoca gravi conseguenze su piante, animali e perfino sull’uomo”

A seguito di queste accuse, la soia dovrà rispondere dei seguenti crimini:

  • Di aver provocato disboscamento di vaste aeree con tutte le conseguenze che ne derivano: incendi, perdita di biodiversità, mutazioni del clima e degli ecosistemi.
  • Di causare una crescente erosione del terreno aumentandone la sterilità.
  • Di diffondere pesticidi nell’ambiente, provocando gravi conseguenze su piante, animali e uomo.
  • Di promuovere la costruzione di strade per favorire e aumentare i trasporti di soia.
  • Di causare in taluni casi la deviazione di corsi d’acqua e costruzione di bacini e porti per incrementare il trasporto di soia.
  • Di sottrarre terreno con il quale famiglie, contadini e indigeni possano sostenersi.
  • Di creare un numero esiguo di posti di lavoro, spesso malpagati e sfruttati.
  • Di Incrementare il disequilibrio sociale, arricchendo i più ricchi a sfavore dei poveri e creando quindi tensioni e conflitti all’interno della società.
  • Di aumentare l’inquinamento ambientale per via delle esportazioni su scala globale.
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LE PROVE DELLA DIFESA

A favore dell’assoluzione dell’imputato la difesa proverà a convincervi spiegandovi i vantaggi del consumo di soia e i molteplici usi che se ne possono fare:

ALIMENTAZIONE UMANA

La soia è ricca di isoflavoni che sono dei fito-estrogeni e che possono influire sulla salute umana. Sono stati condotti numerosi studi che concludono sia con effetti positivi degli isoflavoni, sia negativi. Per gli effetti positivi, una alimentazione ricca di isoflavoni di soia potrebbe ridurre di circa la metà l’incidenza delle vampe di calore nelle donne in menopausa. Gli isoflavoni di soia potrebbero anche evitare un aumento di peso eccessivo riducendo l’accumulo del grasso nella fascia addominale dopo la menopausa.

la FDA ha accettato un’affermazione collegante il consumo di proteine di soia e la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, successivamente messa in dubbio. Sembra tuttavia dimostrato l’effetto delle proteine della soia sulla diminuzione del tasso di colesterolo totale e di quello LDL.

Dalla soia possono essere ricavati numerosi derivati alimentari:

L’olio di soia: è un eccellente olio alimentare, contenente una proporzione assai equilibrata d’acidi grassi omega-6 e omega-3 ossia 6,7 . Gli acidi grassi insaturi sono relativamente sensibili alla temperatura e possono generare delle catene policicliche (Benzopirene) potenzialmente cancerogene alla temperatura delle fritture per uso culinario, uso che deve pertanto essere evitato. il tofu o “formaggio di soia” è prodotto a partire dal latte di soia, che, una volta cagliato, diventa appunto una sorta di formaggio che può essere usato tenero, sodo o fritto.
il tempeh è prodotto a partire dai semi fermentati e ha una consistenza più “soda” del tofu.
il nattō è anch’esso prodotto a partire dai semi fermentati con una consistenza gelatinosa.
il miso è prodotto a partire da una pasta di soia fermentata e può essere utilizzata nelle zuppe, nelle salse e come aromatizzatore. il tamari è una salsa di soia fermentata, senza grano, dà un gusto più pronunciato di quello del shōyu
le edamame sono delle fave di soia verdi, immature bollite o cotte al vapore la shōyu (o salsa di soia) è una salsa prodotta a partire dai semi di soia fermentati e da un cereale torrefatto fermentato e invecchiato, ma con un gusto più dolce del tamari.
il meju è un blocco di soia fermentata utilizzato per la preparazione di diversi condimenti nella cucina coreana.
la polpa di soia è il prodotto che rimane dopo la filtrazione di tofu e latte di soia, utilizzato come ingrediente in diverse cucine.
il germoglio di soia ottenuto con la germinazione del seme, è un ingrediente nutriente e saporito noto per le sue proprietà dietetiche.
il caffè di soia è un surrogato del caffè utilizzato nella montagna friulana, veneta, trentina e nel Tirolo. Veniva ottenuto dalla tostatura e macinazione dei semi, mescolati poi ad orzo, anch’esso tostato. Le bevande di soia possono anche sostituire i prodotti lattei nelle popolazioni che non ne consumano per intolleranza al lattosio, allergie alle proteine del latte di mucca o preferenze di gusto. Malgrado ciò, siccome la soia contiene anche degli allergeni, non può essere considerata come una panacea.

ALIMENTAZIONE ANIMALE

L’uso nei mangimi per animali da allevamento ha assunto particolare importanza negli ultimi decenni in tutte le specie allevate, tanto per poligastrici come i bovini, quanto, soprattutto, per i monogastrici, (volatili, suini, specie ittiche, etc.), per via dell’alto valore biologico della proteina, ricca di tutti gli aminoacidi essenziali, tranne la metionina, per altro facilmente addizionabile con gli integratori disponibili in commercio. La sua presenza nei mangimi è molto variabile seconda della specie animale cui sono destinati e della tipologia del mangime stesso.

La triturazione dei semi, specialmente per la produzione di olio, ha come sottoprodotto (nel caso di spremitura meccanica) i pannelli di soia, con un tenore di proteine grezze dell’ordine del 40 – 44%. In Francia addirittura il 70% dei pannelli commestibili è costituito da pannelli di soia. Essi infatti trovano un interesse evidente nell’alimentazione delle vacche da latte e dei bovini da carne, in particolare per quegli animali nutriti a partire dall’insilato di mais, le cui proteine sono in quantità inferiore ai fabbisogni e di limitato valore biologico. Salvo rare eccezioni, l’uso del seme crudo è limitato a causa della presenza di fattori antinutrizionali che inibiscono la completa utilizzazione delle proteine da parte degli animali.

Tra i derivati dai pannelli abbiamo le proteine testurizzate di soia che sono largamente utilizzati come alimenti di piscicoltura e per gli animali di compagnia.

LA SOIA COME FERTILIZZANTE NEI TERRENI

L’uso come fertilizzante naturale, in particolare con la tecnica della rotazione delle colture, è documentato fin dall’antichità. È un uso che trova paralleli con altre leguminose, per esempio in Italia con l’erba medica, i cui residui colturali, in particolare quelli ipogei, lasciano nel terreno sostanza organica ricca di azoto.

ESTETICA

Gli estratti della soia sono tra gli ingredienti più usati in cosmetica. Aiutano infatti a prevenire la caduta dei capelli, a rendere elastica la pelle, a contrastare le rughe e a rinforzare le unghie. A garantire ciò sono soprattutto gli antiossidanti isoflavoni, dei fitormoni attivi, specie grazie alle molecole genisteina e daidzeina.

MEDICINA
La soia è impiegata nella medicina popolare per trattare i disturbi epatici, i disturbi della cistifellea, l’anemia, la diminuzione della concentrazione e come rimedio per combattere la debolezza.
Nella medicina cinese, invece, la soia è impiegata per contrastare il dolore articolare, l’iperidrosi, la sudorazione notturna e come rimedio contro gli stati confusionali.

OMEOPATIA
La soia è anche reperibile in diverse preparazioni omeopatiche sotto forma di soluzioni orali o globuli ed è disponibile in diverse concentrazioni omeopatiche. Generalmente, la soia in ambito omeopatico è utilizzata contro l’ipercolesterolemia e i disturbi cardiovascolari, oltre che come rimedio per contrastare l’ansia, i disturbi della memoria e lo stress.
La posologia di prodotto omeopatico da assumere può variare in funzione della diluizione omeopatica impiegata e in funzione del tipo di disturbo che s’intende trattare.

ETICA
La soia è il prodotto vegetale che, in termini proteici, somiglia di più alla carne. Infatti, si caratterizza sia per l’alto quantitativo di proteine (36%) che per la loro qualità, visto che sono le più simili a quelle degli alimenti di origine animale. Si tratta quindi di una valida alternativa alla carne utilizzata soprattutto da vegani e vegetariani per ridurne il consumo senza quasi perdere le sue proprietà nutritive.

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LE PROVE DELL’ACCUSA

A favore della condanna della soia l’accusa vi narrerà l’impatto che né comporta il suo notevole consumo:

DISBOSCAMENTO

Ad oggi vaste aree del pianeta sono state colonizzate da questa leguminosa che ha assunto un ruolo strategico nel sistema agricolo mondiale in questi ultimi anni. Più di un milione di chilometri quadrati di terreni agricoli in tutto il mondo sono occupati da colture di soia. Secondo dati Wwf, Stati Uniti, Brasile e Argentina producono l’80% della soia a livello mondiale e la domanda è aumentata di 15 volte rispetto agli anni Cinquanta. Infatti a partire dagli anni ’60 del secolo scorso la sua coltivazione ha iniziato ad interessare superfici più ampie, dimostrando capacità di adattamento sia ai climi temperati che subtropicali. Ma è a partire dagli anni ’90 che la sua produzione è cresciuta in modo esponenziale. Infatti grazie allo sviluppo di nuove varietà, da qualche anno la soia può crescere
anche nel clima umido della foresta tropicale, e i campi di soia sono in costante espansione nell’america latina, in particolare nell’Amazzonia, in Brasile. Questo stato è diventato il centro mondiale della produzione di questa leguminosa. Dal 1990 la superficie coltivata è aumentata del 250%. Questo vuol dire che in territorio brasiliano si ha un incremento medio annuo pari al 5% delle superfici coltivate. La maggior parte della soia coltivata in Brasile proviene dal Mato Grosso e dal Cerrado , che insieme al bacino amazzonico e alla foresta atlantica sono tra gli ecosistemi più ricchi di specie del Sudamerica e pure tra quelli più a rischio. In molte zone, dove le foreste sono scomparse e sterminate piantagioni di soia ne hanno preso il posto, si sono registrati infatti i maggiori tassi di disboscamento e di incendio, due terzi di queste distruzioni tra l’altro avvengono con metodi illegali. Questo mutamento dell’ecosistema oltre a mettere direttamente in pericolo la sopravvivenza di molte specie animali conduce ad un lento mutamento del clima locale per via del cambiamento delle condizioni preesistenti.

Il disboscamento non si limita a creare nuovi campi coltivabili ma anche alla creazione di strade destinate al trasporto di soia. Ogni nuova strada che attraversa la foresta tropicale e la savana causa infatti ampie distruzioni nelle aree naturali adiacenti. Anche la deviazione dei corsi d’acqua per facilitare il trasporto di soia e la costruzione di porti rappresentano una seria minaccia per l’ambiente.

Da questo e molto altro nasce il «problema soia», più volte sollevato dalle popolazioni interessate e dalle associazioni ambientaliste.



TERRENO E PESTICIDI

Altri problemi che possiamo riscontrare nelle coltivazioni di soia sono, l’assenza di copertura del terreno e la carenza di protezioni contro il vento. Questi sono all’origine dell’erosione e della sterilità del suolo ed è questo il motivo per cui il Brasile perde, ogni anno, 55 milioni di tonnellate di terreno. La conseguente perdita di fertilità viene inoltre compensata con un crescente impiego di concimi, spesso non naturali che hanno quindi effetti negativi alla lunga il terreno. A loro si accompagna anche un uso massiccio di pesticidi (soprattutto il glifosato), con contaminazione ambientale e gravi danni agli ecosistemi. L’inquinamento può infatti espandersi tramite le acque freatiche e le acque di superficie. Le acque inquinate non solo costituiscono una grave minaccia per l’esistenza di innumerevoli piante e animali, ma rappresentano altresì un pericolo per la salute degli esseri umani, in particolare dei contadini e delle popolazioni indigene.

Sarebbero150’000-200’000 i casi di avvelenamento ogni anno in Brasile secondo
un’organizzazione ambientalista locale, 4000 dei quali hanno esito mortale. Si presume persino che il 10 % della popolazione brasiliana sia esposto ai pesticidi. Il dato è sconcertante, e lo è ancor più se si pensa che il 25 % di tutti i pesticidi utilizzati in
Brasile viene impiegato nell’ambito della produzione della sola soia, che ha contribuito ad notevole aumento della vendita di pesticidi.

SOCIALE

Molte multinazionali dell’agrobusiness spingono per imporre la coltivazione di soia in tutte le aree disponibili dei paesi in via di sviluppo, sostenendo che si tratta di un modello agricolo vincente. In realtà, dove è stata imposta la produzione, è avvenuta la progressiva scomparsa di ogni forma di agricoltura familiare e l’allontanamento delle comunità rurali. In alcune regioni sudamericane infatti la coltivazione di soia è strettamente legata a grandi problemi sociali.

Aziende di migliaia di ettari vengono gestite da 2-3 persone, le lavorazioni del terreno e la semina sono totalmente meccanizzate, grazie a questo la coltivazione intensiva della
soia non richiede un elevato impiego di manodopera. Inoltre i diserbanti vengono irrorati con gli aerei e potenti mietitrebbiatrici effettuano la raccolta. Proprio questi motivi spesso alle popolazioni locali non restano che gli impieghi stagionali e malpagati e si segnalano inoltre casi di lavoro forzato.

Ad aggiungersi a ciò la creazione di nuovi campi di soia comporta spesso la violazione dei diritti consuetudinari di famiglie e piccoli contadini, e causa l’aumento del numero dei senza terra. Se uniamo ciò all’assenza di un’adeguata pianificazione e la mancanza di rispetto
per le aree naturali e per la terra delle popolazioni indigene, si ha un aumento delle
tensioni che non di rado sfociano in conflitti armati e persino omicidi.

Infine va sottolineato che la maggior parte del valore aggiunto dato dalla produzione di soia finisce nelle tasche dei grandi proprietari terrieri, delle banche, delle grandi aziende e
delle imprese di trasporti, e non contribuisce all’arricchimento delle popolazioni locali che in alcune zone continuano a vivere in condizioni precarie.

TRASPORTI

Nel intreccio dei commerci internazionali, la soia gioca un ruolo cruciale nella filiera per la produzione di carne e la specializzazione produttiva di intere aree agricole del pianeta; questo fenomeno, spinto ancora di più negli ultimi decenni, genera un crescente impatto ambientale anche in termini di trasporti e logistica, con la soia che viaggia per centinaia di chilometri su gomma dai luoghi di produzione ai porti attrezzati per il commercio di granaglie, e da qui per migliaia di chilometri in mare per raggiungere i paesi di consumo. Tutto ciò aumenta ulteriormente l’impatto che ha il crescente mercato mondiale della soia a partire dalla sua produzione fino ad arrivare al consumatore.


Dopo aver ascoltato questa breve analisi delle complesse dinamiche che si celano dietro alla vendita di questo frutto nei nostri supermercati siete ancora così sicuri che valga la pena di acquistarlo? Scoprilo nella prossima pagina!

Lo stretto di Messina collega il mar Ionio al Tirreno. La larghezza dello stretto varia dai 3 ai 16 km. Lo stretto è caratterizzato da forti correnti marine e da particolari sismicità nelle zone terriere limitrofe.

L’idea di creare in questa zona un ponte che funga da collegamento tra Calabria e Sicilia ha origini molto antiche. Dalla prima Guerra Punica fino ad oggi tale progetto è passato di mano in mano continuando a essere ogni volta discusso, ma mai realizzato.

Il 5 giugno 2020 il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte annunciò che avrebbe analizzato l’ultimo progetto di costruzione del Ponte, valutandone l’idoneità, soprattutto ambientale, al fine di comprendere se fosse effettivamente saggio devolvere parte del Recovery Fund a tale opera.

I punti principali dei sostenitori del Ponte, sono:

  • Sarebbe un collegamento stabile per tutta Europa;
  • Potrebbe velocizzare gli spostamenti e incentivare il turismo;
  • Il Ponte potrebbe facilitare l’arrivo dei treni ad altà velocità in Sicilia;

Ancora una volta, dunque, progresso e velocità si trovano in conflitto con la territorialità e il rispetto dell’ambiente. Infatti, che impatto ambientale avrebbe la costruizione di tale infrastruttura?

In questi giorni molte associazioni ambientaliste e di supporto al territorio, tra cui anche Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia, Touring Club Italiano e FAI – Fondo Ambiente Italiano, hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani in cui espongono tutti i punti per cui, secondo loro, il Ponte sullo Stretto avrebbe un terribile impatto sull’ambiente. I punti sono:

  • Valutare, in alternativa al Ponte, il potenziamento dei servizi di trasporto già presenti sul territorio, come traghetti, porti e stazioni ferroviarie, così da non dover costruire nuove infrastrutture e quindi introdurre ulteriore materiale potenzialmente nocivo nella zona.
  • L’abbandono del progetto del 2010, sottolineando come quella proposta fu abbandonata dopo che il GC Eurolink non produsse gli approfondimenti economico-finanziari e tecnici richiesti, ancora attualmente non del tutto precisi.
  • Dalle carte del progetto definitivo del 2010 emergeva che:
    a) il traffico ferroviario e stradale stimato era solo l’11% rispetto alla capacità complessiva dell’infrastruttura, con il rischio che ai pendolari (la stragrande maggioranza degli utenti) fossero applicati pedaggi altissimi;
    b) il ponte ad unica campata sarebbe sorto in una delle aree a maggiore rischio sismico del Mediterraneo
    c) gli scavi avrebbero inciso sul delicato equilibrio territoriale dei versanti calabrese e siciliano;
    d) l’opera sarebbe dovuta sorgere in una delle aree a più alta biodiversità del Mediterraneo, dove sono localizzati ben 12 siti delle Rete Natura 2000, tutelati dall’Europa ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli.

Attualmente, non è ancora del tutto chiara la risposta del Ministro Mario Draghi, ma certo è che moltissimi sono i politichi schieratisi contro all’uso del Recovery Fund per finanziare un’opera del genere, non “strettamente indispensabile”.

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Lo sapevi che ci sono molte abitudini pasquali a cui fin da piccolo sei stato abituato ma che vanno in contrasto col benessere dell’ambiente?

“Mi stai dicendo quindi che devo rinunciare al gusto della tradizione?” No, ovviamente! Esistono però alternative consapevoli, responsabili e sostenibili e leggendo questa guida potrai conoscerle e renderle abitudinarie per la tua famiglia!


ATTENZIONE ALLE UOVA!

Per essere buono deve anche essere amico del pianeta! Il cioccolato non ha solo un impatto economico ma anche ambientale, la sua produzione infatti non è sempre “pulita” (a livello di sfruttamento dei lavoratori, in alcuni casi addirittura minori) né ecologica (il cacao viene coltivato intorno all’equatore, quindi deve percorrere una certa distanza prima di trasformarlo nei prodotti di cioccolato che produciamo e consumiamo nel nostro paese scegliamo quindi la certificazione biologica e le certificazioni che attestino il rispetto di criteri di sostenibilità ambientale e sociale quali ad esempio Rainforest, UTZ, Fairtrade. Fate attenzione anche all’involucro: la maggior parte delle volte si tratta di materiale non riciclabile! Opta per uova amiche dell’ambiente, avvolte in teli di carta, seta o cotone. Spesso enti, associazioni o realtà del territorio realizzano uova


OCCHIO ALLA SPESA!

Come per ogni giorno, una spesa sostenibile è il primo passo per tutelare il nostro pianeta! Compra di stagione e km 0: aiuterai l’economia locale e ridurrai l’impatto del trasporto (spesso anche del portafoglio!).

PERCHE’ DI STAGIONE? Uno dei piccoli gesti che può far la differenza per ridurre l’impatto ambientale è quello di scegliere prodotti di stagione: questi infatti hanno bisogno di una quantità nettamente inferiore di pesticidi e concimi chimici usati solitamente per eliminare i parassiti, in quanto le piante costrette a crescere in altri periodi risultano maggiormente debilitate e sono più facilmente vittime di insetti indesiderati. Inoltre garantiscono il meglio delle loro proprietà nutritive!

La coltivazione di frutta e verdura fuori stagione risulta essere poi un fattore inquinante per la terra in quanto è un processo industriale che richiede l’apporto di energia artificiale. Questi prodotti vengono raccolti acerbi per poi farli maturare in apposite celle frigorifere diminuendo nettamente la loro qualità. Acquistare prodotti di stagione dunque è sicuramente più salutare e decisamente meno inquinante.

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PERCHE A KM 0? Nei supermercati oggigiorno siamo abituati a trovare qualsiasi prodotto, ogni nostra voglia viene soddisfatta, ma abbiamo mai pensato quanti km di distanza ci sono tra produttore e consumatore? Per esempio, nonostante nel nostro paese si coltivino arance, queste vengono importate dalla Spagna percorrendo 1800 km su strada ed emettendo 245 kg di CO2 nell’atmosfera. A questo poi dobbiamo aggiungere tutto il packaging, nella maggior parte dei casi di plastica, necessario per il loro trasporto e la loro vendita nei nostri supermercati, senza considerare il prezzo al quale sono venduti per poter sostenere i costi di trasporto ed imballaggio. Altro caso eclatante è quello dell’avocado dietro al quale si cela un misterioso lato oscuro con risvolti ambientali e sociali catastrofici.

I prodotti a km 0, definiti anche filiera corta, sono invece prodotti locali venduti vicino alle zone di produzione che garantiscono una maggior qualità e freschezza e vengono venduti ad un prezzo più contenuto.


PROVA IL VEGETARIANO!

Quest’anno perché non provare a celebrare Pasqua senza crudeltà? Prova il vegetariano! Per una Pasqua felice per voi, per gli animali e per l’ambiente.

NON SAI DA DOVE INIZIARE? Potete trovare tantissime alternative ai piatti classici, come ad esempio delle gustose polpettine di pane e melanzane (utile anche per riutilizzare il pane secco) o delle croccanti frittelle di zucchine. soprattutto in questo giorno cerchiamo di ridurre al minimo il consumo di carne scegliendo alternative vegetariane.


EVITIAMO GLI SPRECHI

Cucina il giusto senza esagerare per evitare sprechi inutili! Ricordati di conservare il cibo avanzato o non utilizzato, ti tornerà sicuramente utile nei giorni successivi. Inoltre con un po’ di fantasia potrai reinventarti piatti gustosi a partire dai tuoi avanzi.


DECORAZIONI RICICLATE!

Sei amante delle decorazioni? Ti piace addobbare casa tua anche durante il periodo pasquale? Come ogni cosa anche questa può essere realizzata in modo green! Ecco qualche consiglio per creare bellissime decorazioni semplicemente con ciò che trovi in casa:

ANIMALETTI DI CARTONE: ricordatevi prima di tutto di conservare i cartoni delle uova e mettere da parte una buona dose di fantasia. Per creare i vostri animaletti tagliate ciascun “portauova”, prendetene due e colorateli a seconda dell’animale scelto. Date spazio alla creatività per decorarli al meglio! Un’idea perfetta per divertirsi con i propri figli o nipotini.

CONIGLIETTI CON ROTOLI DI CARTA IGIENICA: ecco una delle decorazioni pasquali più amate dai bambini. Iniziate già nei giorni prima a conservare tutti i rotoli di carta igienica che riuscite. Preparate tutto ciò che può tornavi utile e che avete a portata di mano: colori, fogli colorati, pennarelli, bottoni, forbici e altro ancora! Tagliate due strisce sottili da un rotolo, così da usarle come orecchie. E, per il resto, sbizzarritevi per creare tanti bellissimi conigli!

PIANTINE NEI GUSCI D’UOVO: Niente fa più primavera che riempire la casa di fiori. Ecco per voi un ottimo modo per realizzare dei vasetti semplicemente con dei gusci d’uovo! Prima di tutto fate attenzione quando aprite le uova a conservarne intatte le parti inferiori, occorrerà poi lavarle molto bene. Una volta che i gusci saranno asciutti, se volete potete colorarli e decorarli a vostro piacimento. Infine riempiteli di terra e metteteci i fiori o le erbe che più vi piacciono. Quando il periodo sarà finito, non buttateli! Potete piantarli così come sono in un bel vaso, per far crescere rigogliose le vostre piantine. Delle vere decorazioni pasquali green e durature!


ULTIMI ARTICOLI

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Da più di un anno ormai stiamo vivendo una situazione peggiore di qualsiasi film o libro distopico. La pandemia di Covid-19, iniziata in Italia a fine febbraio 2020 e ancora oggi in atto, rappresenta non soltanto una tragedia sanitaria, ma anche psicologica, emotiva e non per ultimo ambientale.

DAD, Smart working, coprifuoco, mascherine e impossibilità di avere rapporti umani stanno avendo un impatto psicologico ogni giorno sempre più forte, portando a un aumento esponenziale di problematiche psico-fisiche quali ansia, stress, crisi di panico o depressione. La vita digitale e questa alienazione quotidiana stanno snaturando la nostra indole umana di animali sociali. Tuttavia, non siamo gli unici esseri viventi a subire le consequenze della pandemia…
Le vittime silenti sono, infatti, ancora una volta, i paesaggi naturali che ci circondano, che si presentano ormai purtroppo come vere e proprie distese di rifiuti plastici come mascherine, guanti, sacchetti monouso e gel disinfettanti.

Soltanto nel Regno Unito, si conta uno smaltimento quotidiano di circa 1500 tonnellate di mascherine e guanti, superando i sacchetti di plastica e diventando il nuovo rifiuto in plastica più comune. Ad aggravare ciò, il fatto che molte istituzioni pubbliche come luoghi amministrativi, asl o ospedali non accettino l’utilizzo di mascherine in stoffa riutilizzabili, portando così all’obbligo di usare quelle in materiale plastico o derivante dalla plastica. A tal proposito, proprio poco tempo fa Trash Team ha tenuto un Consiglio Green, di cui trovate tutto nei contenuti in evidenta sul nostro profilo instagram.

Ma quindi, che fare?

Mobilitarsi non è facile e noi del TrashTeam lo sappiamo. Tuttavia, piccoli gesti che possono rendere il lockdown un po’ più sostenibile esistono e inserirli nella nostra routine quotidiana è più facile di quanto sembri. E’ possibile ad esempio:

  • Utilizzare mascherine riutilizzabili con certificato di validità igienica, così da non poter essere negate nemmeno nei luoghi pubblici come uffici o ospedali.
  • Cercare di ridurre la plastica in tutti gli altri ambiti della nostra vita, così da non appesantire ulteriormente la mole di rifiuti da smaltire.
  • Fare correttamente la raccolta differenziata, che può sembrare una argomentazione banale, ma può in realtà aiutare molto nel migliorare il riciclo dei materiali e quindi ridurre l’impatto sull’ambiente.
  • Tenere puliti i luoghi pubblici organizzando, quando possibile, gruppi di pulizia. Il TrashTeam è sempre alla ricerca di nuovi ambasciatori!

Rimanere sintonizzati sul nostro blog per i futuri articoli della nuova rubrica Siamo al Verde – News sulla crisi climatica. Ogni due lunedì notizie green dal mondo.

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FESTEGGIA IL NOSTRO ANNIVERSARIO INSIEME A NOI!

Partecipa anche tu alla pulizia Nazionale organizzata in occasione del secondo compleanno del TrashTeam!

Le regole sono molto semplici:

  • Forma il tuo Team: non importa se siete un associazione di tutela ambientale, una croce, un semplice gruppo di amici o una famiglia. TUTTI POSSONO PARTECIPARE!
  • Scegli il luogo della pulizia (assicurati di avere i permessi necessari in caso di torrenti e nel caso di parchi controlla l’apertura)
  • Decidi l’orario, qualsiasi tu voglia.
  • Inquadra il QR CODE e partecipa al nostro bingo: il tuo gruppo riuscirà a completare la sfida?

Condividi i tuoi risultati su Instagram utilizzando l’hashtag #TRASHDAY e taggandoci su instagram @thetrashteam!

Durante la spedizione ricordati di scegliere un luogo che consenta di mantenere la distanza minima di sicurezza. Ricordati inoltre di indossare sempre la mascherina!

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Il Dizionario Treccani definisce il Vandalismo come la tendenza a rovinare, distruggere, guastare senza necessità o per sciocca e malintesa ostentazione di forza, o anche per incapacità a comprendere la bellezza e l’utilità delle cose che si distruggono.

Cosa spinge degli adolescenti (o chi per esso) a deturpare con scritte apparentemente inutili, prive di senso, dei giochi per bambini? Con scritte e disegni poco consoni a essere letti e visti da bambini in tenera età? Questa è la domanda che tutti noi ci siamo posti sabato mattina nel ripulire i giardini della Doria da questi graffiti; e sia chiaro, definirli graffiti è pura gentilezza perché sono chiari atti di vandalismo.

Nessun aspirante writers, nessun emulatore di Banksy, la maggior parte sono solo scarabocchi. Non c’è bisogno di lasciare la vostra firma in giro in luoghi non consoni a questo tipo di cose così che altri ragazzi possano sapere che quella persona con quella determinata firma è stata anche li.

La A cerchiata, l’unica scritta con un significato, è però presente più volte: adolescenti (e non) che invocano l’anarchia senza saperne il significato solo perché probabilmente è uno dei graffiti più rappresentato e perché no, magari fa sentire “fighi” e pieni di sé nel farlo. O forse non sanno neanche cosa significa in realtà.

La nostra è un’associazione ambientalista: ripuliamo fiumi, boschi e strade dai rifiuti abbandonati, cerchiamo di sensibilizzare le persone sull’importanza della raccolta differenziata, sui cambiamenti climatici che stanno danneggiando il nostro pianeta e che sono un problema reale. Eravamo già venuti in questi giardini per ripulirli dalla sporcizia (trovate il post della giornata nella nostra pagina) ma quando abbiamo visto anche il degrado dei giochi abbiamo deciso di tornare e ripulirli, continuando anche la pulizia generale e raccogliendo 8 sacchi (quasi tutti pieni di coriandoli), 8 bottiglie piene di sigarette e un bicchiere pieno di tappi di birre.

Le condizioni di questi giochi ci hanno lasciato allibiti ed increduli, probabilmente perché sono nel nostro quartiere e molti di noi sono cresciuti giocando qui, ma il nostro scopo non è pulire graffiti, non è quello di cui ci occupiamo. Abbiamo deciso di porre rimedio a questa cosa perché ci sembrava ingiusta.

Noi ci stiamo provando a rendere il mondo un posto migliore, in tutti i sensi. Vi chiediamo di fare la vostra parte, ognuno di noi può cambiare le cose.

Alla prossima spedizione!

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A carnevale ogni scherzo vale: sì, ma solo se amico dell’ambiente! La festa più allegra dell’anno nasconde in realtà una doppia faccia, a carico dell’ambiente e del nostro ecosistema. ci sono tuttavia dei piccoli gesti che possono fare la differenza, senza nulla togliere alla versione classica.

Scopriamo quindi insieme come ralizzare una festa di carnevale zero waste!

1. CORIANDOLI COMPOSTABILI

La differenza tra degradabile e compostabile è ben diversa! Molte guide suggeriscono come “alternativa green” l’utilizzo di coriandoli di carta. Ma è davvero così?

“È difficile quantificare l’impatto dei coriandoli. Nel senso che tendenzialmente sono pezzettini di carta, ma ci sono anche quelli di plastica. I coriandoli di carta sono sicuramente meno impattanti, ma non direi più sostenibili, perché comunque sia un minimo impatto lo creano lo stesso.”

Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente

Pensateci! Gettiamo in aria migliaia e migliaia di rifiuti sminuzzati senza rendercene conto. Rifiuti che, per forma e colore, possono trarre in inganno la fauna locale scambiandola per cibo. Rifiuti che, in poco tempo, raggiungeranno le fognature e, nel peggiore dei casi, finiranno in mare.

La soluzione per non rinunciare a questa colorata tradizione? Coriandoli di foglie e petali di fiore! Realizzarli è gratis, sono divertenti da creare e 100% ecofriendly.

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2. REDUCE, REUSE, RECYCLE!

Hai veramente bisogno di un nuovo costume di carnevale?

Molti di questi abiti vengono utilizzati una sola giornata all’anno, per poi finire in qualche angolo in fondo all’armadio. Se proprio non puoi fare a meno del vestito preconfezionato scambia i tuoi costumi con gli amici o prendili in affitto. Non lasciare che il tuo capriccio diventi un rifiuto!

Sei un tipo creativo? Libera la fantasia! Realizza i tuoi costumi partendo da materiali di scarto, oppure ricrea gli outfit dei tuoi personaggi preferiti cercando nel tuo guardaroba: troverai sicuramente qualcosa di fattibile!

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3. SI AL TRUCCO, MA SOLO NATURALE E CRUENLTY FREE

Si sa, oltre a coriandoli e costumi l’altro protagonista indiscusso del carnevale è il trucco. Ma quanto danneggia il pianeta l’industria della cosmesi? Per essere coerenti al 100% scegliamo prodotti amici del pianeta e degli animali, senza agenti chimici che possono andare a inquinare i nostri mari o penetrare nella nostra pelle. Via libera quindi a pigmenti e coloranti naturali o prodotti comprati in aziende certificate!

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Andrea e Wei
Dalmine, Lombardia

“Ciao, io sono Andrea e con Wei da ormai qualche mese cerchiamo di pulire l’ambiente che ci circonda. Abbiamo iniziato dal fiume Brembo ed è lì che vogliamo concentrare le nostre forze. E’ un anno e mezzo ormai che porto avanti quest’attività, in quanto tengo molto al fiume vivendolo sia in occasione di camminate che, soprattutto, come pesca.
Ho conosciuto il TrashTeam tramite mio fratello, e appena ho letto la loro storia ho deciso di contattarli per alcuni consigli su come muoversi per poter cercare aiuto nella mia attività. Appena mi hanno proposto il progetto ambasciatori non ho avuto neanche un dubbio in quanto mi è sembrata una grande occasione poter far parte di un gruppo di persone che svolge la mia stessa attività ma che soprattutto si è organizzato come loro e che ha le loro ambizioni. Dopo averli conosciuti in videochiamata la voglia di fare è aumentata a dismisura e nonostante la distanza sento di essere dentro la squadra e di fare qualcosa di grande, quindi grazie per avermi dato questa opportunità e soprattutto siamo solo all’inizio 💪💪💪”

Cecilia
Torino, Como

“Mi chiamo Cecilia, ho 23 anni e sono nata e cresciuta a Torino.
Dopo essermi laureata in Accademia di Belle Arti, ho iniziato a lavorare a Lugano, occupandomi di comunicazione. La mia ricerca artistica è incentrata sull’essere umano e gli spazi che ha creato, in bilico tra le realtà naturali e i non luoghi.
Amo la natura e sin da piccola sono stata abituata a rispettarla, facendo gite e passeggiate all’aria aperta insieme alla mia famiglia. Passeggiando ci abituavano a conoscere il territorio e a raccogliere lo sporco lasciato in giro dagli altri.
Da quando avevo 17 anni circa ho iniziato ad appassionarmi di alimentazione naturale, avvicinandomi ancora di più alle tematiche ambientaliste e iniziando a studiare quanto le nostre abitudini quotidiane impattano globalmente. Ho deciso così di diventare vegetariana.
Ho conosciuto il TrashTeam attraverso Instagram e subito ho amato i loro progetti! Credo molto in una rivoluzione giovanile che si basi sulla presa di coscienza e sull’azione pratica, che possa unire negli spazi collettivi persone provenienti da qualsiasi contesto. Da subito ho desiderato collaborare con loro, volendo unire la ricerca artistica all’impegno etico.”

Antonio, Reggio Calabria

“Mi chiamo Antonio Costantino, ho 28 anni e abito tra Reggio Calabria e Como.
Sono laureato in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti e lavoro con materiale naturale come argilla, legno, pietra e spesso materiale riciclato.
Sono da sempre molto attento alla cura degli animali e dell’ambiente.
Ho spesso partecipato a iniziative di pulizia di strade/ parchi e spiagge organizzate da gruppi di cittadini e associazioni culturali negli anni dell’università.
Ho realizzato con “Medecins du Monde” un progetto di inclusione tramite l’arte, dedicato agli immigrati minorenni ospiti di una struttura della periferia della città, per un mese nell’estate del 2017. Negli ultimi anni, lavoro insieme a Cecilia su operazioni artistiche dedicate alla sensibilizzazione del pubblico su temi ambientali e sociali.
Ho conosciuto il TrashTeam su Instagram e sono rimasto affascinato dai progetti che hanno realizzato e ho voluto subito mettermi in contatto.
Non vedo l’ora di poter collaborare attivamente con tutti voi!”

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